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Post diluvio

27 febbraio 2012

Se tutti noi avessimo scritto in fronte in modo ben visibile il peccato più ignobile commesso (quello per intenderci “duro a morire”), non solo non usciremmo più da casa, ma neppure ci guarderemmo allo specchio.

Dio Padre, Gesù Eucarestia, vede tutto e sulla nostra fronte sono bel visibili a Loro il nostri peccati, eppure

  • tacciono e tengono nel segreto, non ci mettono alla berlina
  • ci amano nonostante quello che vedono

E noi? Che facciamo quando vediamo i peccati altrui?


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13 commenti leave one →
  1. 27 febbraio 2012 17:45

    Meglio non parlarne. Signore, pietà di noi! Non rimettere a noi i nostri peccati come li rimettiamo ai nostri debitori, altrimenti siamo perduti.

  2. 27 febbraio 2012 17:48

    😀
    Già ….

  3. ROMEO permalink
    28 febbraio 2012 08:49

    Il Padre Nostro invece ci invita a conoscere i nostri peccati (per non peccare più come è successo alla Maddalena), bisogna avere il coraggio di guardarsi allo specchio e riconoscersi peccatori allo scopo non di affligersi ma al contrario di non voler peccare più almeno in quello che ci è dato di comprendere. Mettere la testa sotto terra come fa lo struzzo non è una soluzione, può essere una soluzione provvisoria finchè la luce non illumina le tenebre ma non è certo definitiva.
    E’ la Verità che ci Libera.
    Ciao Anna, ciao Anto.
    Romeo.

  4. 28 febbraio 2012 09:15

    Romeo, il problema non è il riconoscersi o meno peccatori, ma sta nel fatto che gli altri vedano i nostri peccati, anche quelli più nascosti.

    E’ questa vergogna che proveremmo, ma che non proviamo con il Signore e non perchè ci fidiamo del Suo amore, ma perchè (ahimé) non lo sconsideriamo una Persona.
    Per noi vale di più l’impressione che facciamo al nostro prossimo piuttosto di quella che facciamo a Dio.

    Questa è la cosa che mi sgomenta ed è una cosa che nasce proprio dall’Eucarestia, dall’accostarsi all’Eucarestia che è il nostro “arco sopra le nubi”, il segno del perdono del Padre, l’arcobaleno dell’amore.

  5. ROMEO permalink
    28 febbraio 2012 14:17

    Anna,
    Io cerco di non farmi condizionare dal giudizio degli “altri” e nello stesso modo non voglio farmi condizionare dal pensiero che Dio mi possa giudicare perchè Dio mi conosce non solo nella mia esteriorità ma vive nella mia interiorità. Se ho paura del suo giudizio mi allontano da Lui anche se Lui è in me come ha sperimentato prima di noi il nostro antenato Adamo e pensare di nascondersi per fuggire da Lui è illusorio come ha ben sperimentato anche il figliol prodigo.
    Il mio obiettivo è quello di offrire a Gesù tutto ciò che non è Verità (la vergogna di cui tu parli deve essere offerta nel calice d’amore) per mezzo della Comuniore proprio come dice Gesù “in spirito e Verità”.
    Guidato dalla Luce di Gesù la vergogna non esiste più e, ripeto, la figura della Maddalena è molto esemplificativa, almeno per quanto mi riguarda.
    Gesù invita per tre volte Pietro a “pasciare le sue pecore” alla domanda Mi ami tu? Se Gesù ci fa la stessa domanda, io cosa risponderei? Gesù tu mi conosci molto meglio di me e vivi in me, io desidero seguuirti ma ci sono delle forze che non me lo permettono le affido a te perchè tu ti sei offerto in sacrificio per me e anche per le mie parti ammalate, nel tuo Amore tutto è possibile.
    Grazie Anna.
    Ciao.

  6. Guido permalink
    9 aprile 2012 13:00

    “che facciamo quando vediamo i peccati altrui?”

    non giudico, non mi ci soffermo col pensiero.
    il pensiero va subito alla trave nel mio occhio
    chi è senza peccato..

  7. Guido permalink
    9 aprile 2012 13:03

    “Se tutti noi avessimo scritto in fronte in modo ben visibile il peccato più ignobile commesso (quello per intenderci “duro a morire”), non solo non usciremmo più da casa, ma neppure ci guarderemmo allo specchio”.

    magari occorresse uno specchio…
    credo che non ci sia bisogno di specchio,
    “il mio peccato mi sta sempre davanti”.

    • Lorenz permalink
      10 aprile 2012 12:35

      piccola parentesi sullo specchio!
      Anch’io credo che non ci sia bisogno di nessuno specchio.
      Ci conosciamo a memoria, anche se a volte facciamo finta di non conoscerci per niente.
      Lo specchio non ci serve, sappiamo tutto ad occhi chiusi.
      Anzi, lo specchio ci è d’intralcio: innamorati come siamo di noi stessi, innamorati patologici (compreso quando diciamo di non accettarci e di non amarci, ma in realtà ci amiamo a tal punto da non voler prendere atto di quello che in noi sconcia il nostro”ritratto ideale “) se capitiamo davanti a uno specchio, paf! eccoci lì incatenati e imbambolati a scrutarci dentro…
      Narcisisti dell’anima, narcisisti anche del peccato, narcisisti anche della sofferenza, narcisisti di tutto quello che ci riguarda, il rischio che ci perdiamo dentro quello che specchio che ci risucchia è sempre presente e sempre consistente.
      Che ci sarà mai di così straordinariamente interessante in noi da spingerci a restare raggomitolati in contemplazione del nostro ombelico spirituale?!
      Proporrei la sostituzione dello specchio con il confessionale …

      ( anche se ci sarebbe poi qualche problema nel farsi la barba )

      • 10 aprile 2012 12:49

        Tranquillo per la barba: ci pensa il Confessore a fartela per benino!!!! 😀

      • Guido permalink
        10 aprile 2012 13:40

        è un po’ il tema del Ritratto di Dorian Gray, che invecchia al posto del protagonista mostrandone la bruttezza interiore reale, al posto del volto cosiddetto reale, che per sortilegio si mantiene invece inalterato e puro.

        ma sarebbe ancora un falso.
        abbiamo peccati errori e limiti, ma abbiamo anche qualcosa di buono che abbiamo cercato di fare.
        la memoria (o la Confessione) non deve diventare solo una discarica d’immondizie che raccoglie solo le nostre cose peggiori.
        ci schiaccerebbe
        deve cogliere ancheil bene che c’è, coltivarlo, innaffiarlo, farlo crescere.
        in un certo atteggiamento religioso (di qualunque confessione religiosa sia) che dell’uomo vede e sottolinea solo il peccato e la colpa, non trovo niente di utile e nulla di cristiano.

        un prete che conosco, a volte in confessione, dopo l’ascolto dei peccati, chiede: “E adesso dimmi la parte bella di te”.

  8. Guido permalink
    9 aprile 2012 13:11

    “Se tutti noi avessimo scritto in fronte in modo ben visibile il peccato più ignobile commesso (quello per intenderci “duro a morire”), non solo non usciremmo più da casa, ma neppure ci guarderemmo allo specchio”.

    c’è un momento in cui in un certo senso si è così “nudi” di fronte alla comunità.
    è quando si è a Messa e al momento della Comunione si resta seduti al proprio posto
    (il discorso vale ovviamente per chi non va alla Comunione senza essersi prima confessato se c’è colpa grave).
    equivale a dirsi pubblicamente peccatori.
    a volte fa bene, finisce per essere uno dei momenti migliori, di maggiore autenticità, davanti a Dio e agli altri, con cui si partecipa alla Messa.
    un po’ come il fariseo e il pubblicano nel tempio, e il secondo non osa neanche alzare lo sguardo.
    credo che tutto sommato al Signore non dispiaccia.

  9. 10 aprile 2012 13:51

    Guido, è la logica del “felix culpa”, la logica che per arrivare alla Resurrezione si deve passare per il Venerdì Santo e Sabato Santo.

    Poche smancerie, poca emotività: tutto benedettamente realistico e concreto che si riveste della nostra stessa vita quotidiana.

    • Lorenz permalink
      10 aprile 2012 14:58

      Concordo perfettamente con le poche smancerie e il resto: la confessione è un momento di verità e di concretezza pratica dell’anima, se mi metto ad arzigogolarci sopra con una serie di menate psicologiche, per quanto giustificate e nobili, ne faccio un’altra cosa.Per quanto mi riguarda, andando in confessione io confesso a) la mia fede in Gesù Cristo come Dio che ama e perdona b) i miei peccati senza se e senza ma e senza… tesi di laurea sull’argomento.
      Semmai sarà la direzione spirituale , ammesso che ne abbia e ne cerchi una, a fare un lavoro di introspezione, di scavo, di valorizzazioni e tutto quello che si vuole…
      Piu’ che un’andata alla discarica, io la paragonerei a un diserbamento da infestanti.
      Cerrrrto che non siamo solo colpa e peccato, ma colpa e peccato lo siamo senz’altro ,preti, papi, santi e martiri compresi…e di questo mi preme liberarmi e liberami e liberarmi ancora, non per inseguire una perfezione che, garantito, non arriverà mai, ma per poter lasciare respirare e vivere e fruttare quella parte bella di me di cui parla il prete di Guido…

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