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Provocazione

22 gennaio 2012

“Vi farò pescatori di uomini”

Ma i pesci non fanno una bella fine quando finiscono nella rete dei pescatori …. vengono mangiati!!!!!!

Gesù ha cannato il paragone?

Cosa voleva dire?

Non si era parlato di libertà? I pesci sono liberi nel mare e non nella rete.

Sto dichiaratamente provocando come mi sono lasciata provocare io evitando di darmi delle risposte preconfezionate.

A chi ne ha voglia lascio la parola …

 

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13 commenti leave one →
  1. Lorenz permalink
    22 gennaio 2012 15:45

    Potrei cavarmela osservando che il paragone e’ fatto piu’ per i pescatori che per i pesci, a maggior ragione visto che proprio a pescatori in carne e ossa, quelli che sanno di acqua e di pesce, era rivolto l’invito e pure la promessa…Potrei anche dire che in realtà i pesci pescati sarebbero quelli che diventano cristiani, e quindi, automaticamente, trasformati da pesci in pescatori a loro volta, dato che l’invito ” seguitemi! ” riguarda chiunque si metta in marcia dietro Gesù.
    Ma queste due considerazioni lasciano sul piatto le due questioni aperte dalla provocazione.
    a) la perdita del ” mare aperto”
    b) la brutta fine.

    Sul mare aperto, è vero: chi accetta l’invito di Cristo, gli da l’addio( al mare).
    E’ il mare del “sono libero di fare quel che voglio, di scegliere come mi piace, di essere come sono e come mi sento,di decidere io il dove il come e il quando”…E’ il mare che tutti abbiamo navigato, che potremmo riprendere a navigare in qualunque momento, che spesso siamo tentati di voler navigare ancora.M sappiamo anche che questo che ci sembra sconfinato, un mare vero, si rivela poi un lago, un laghetto, unos tagno, una pozza: e la navigazione mitizzata in mezzo all’orizzonte, si traduce poi in un ripetitivo andare su e giu’ dentro la piscina di noi stessi, che oltrettutto non è manco placida, né pulita e men che meno trasparente…E’ a quello, fondamentalmnete, che si da’ l’addio; al rassicurante e amatissimo “mare nostrum”, che conosciamo come le nostre tasche e in cui siamo acqua, orizzonte, luce, ombra, dio, tutto. Quello è il vero addio, il piu’ difficile. E poi tanti altri a cascata.
    Come sappiamo tutti, chi decide per l’addio, lo da una prima volta: perché poi dovrà essere un addio ( magari faticoso, non sempre facile, magari pure drammatico e quasi sempre doloroso in qualche misura) ribadito di continuo ogni giorno e in tutti i campi della nostra vita. Ora: detto così, sembra una cosa fuori dal mondo. Oppure , una metafora. E invece è roba concretissima, che riguarda le scelte piu’ vere e reali e quotidiane, e per nulla strana. Non si da l’addio al “mare aperto” anche quando ci si sposa? O quando si mettono al mondo dei figli? O quando si assumono impegni di qualunque tipo ? In tutti questi casi si decide di rinunciare volontariamente alla libertà di potere fare tutto , o una quantità di cose, per un traguardo diverso, a cui teniamo con ogni forza.
    Perchè seguire Dio (IL traguardo) dovrebbe essere diverso?

    Sulla brutta fine: bè, se i pesci sono quelli che vengono pescati da Cristo o dai suoi, e diventano quindi di Cristo, la brutta fine è assicurata. Benchè molti protestino a gran voce, ciascuno di noi ha la croce nel suo DNA di cristiano, che non è possibile mettere tra parentesi parlando d’altro.
    E la croce vuol dire non sofferenza fine a sé stessa né delirante dolorismo, vuol dire accettare di farsi consumare, di farsi fare a pezzi, di farsi spezzare per gli altri, secondo la ricetta di Gesù.
    In fondo, provocazione per provocazione, potremmo dire che il primo pesce, un pescione di qualità fuori serie, è stato Gesù stesso, che prima di venire a pescare ( e salvare e mandare) noi, si è fatto pescare dal suo scandaloso amore del tutto fuori da ogni schema per l’uomo…
    Solo che lui , mangiato, ha deciso di finirci per davvero, e tutti i giorni, in tutti i luoghi.

  2. 22 gennaio 2012 17:58

    La rete, Lorenz, la rete …
    Pescare, va bene
    La libertà dal mare: ce la posso fare a capire di quale mare si tratta (quello dell’Apocalisse per intenderci)
    ma la rete?
    La rete su degli ignari pesciolini-uomini?

    • Lorenz permalink
      22 gennaio 2012 18:22

      Già: la rete c’è, ed è una rete.
      Però: perché “ignari”, Anna?
      Per finirci lì, dentro alla rete, i pesciolini uomini devono essere ben coscienti e consenzienti.
      Dio ( quello di Gesù) non ci converte né ci salva a forza; nè è inevitabile rispondergli di sì.
      Alla sua rete, possiamo sempre preferire il mare aperto. E anche quando ci siamo dentro, uscircene fuori.
      La rete non è una trappola, né una imboscata. A me ricorda di piu’ una seduzione …

  3. 22 gennaio 2012 20:36

    Ecco, la parola “rete” ce l’ho messa io: non c’era nel Vangelo.
    Ce l’ho messa per deduzione, senza accorgermi che gli uomini pescati SONO LE MAGLIE DI UNA RETE D’AMORE perchè Gesù è questo che ha insegnato.
    Legati insieme come maglie di una stessa rete con ogni maglia rivestita di resposabilità perchè se “molla” si crea un buco.

    Il mare è quello negativo, quello che ha uno sguardo rovesciato sempre in giù e mai in sù verso il cielo.

    Quindi i pescatori sono coloro che iniziano a tessere la rete d’ampre altrimenti chiamata CHIESA.
    La stessa rete di cui è fatto il nostro stesso corpo (la pelle è un reticolo) e lo stesso Corpo di Gesù … di nuovo LA CHIESA.

    Ignari, sì,
    perchè chi ha sempre guardato in giù non sa che c’è un sù oltre la superficie dell’acqua;
    perchè chi ha sempre una respirazione d’acqua non pensa sia possibile respirare aria;
    ignari sì, perchè senza Gesù non sapevamo chi fosse Dio
    Ignari e fiduciosi.

  4. 22 gennaio 2012 20:45

    Il pescatori di uomini lo si deve leggere nella prospettiva di quanto proclama Gesù poco prima: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino», sottolineando «convertitevi e credete nel Vangelo».

    I pescatori di uomini quindi si servono del Vangelo, e lo scopo non è friggere in padella gli uomini come i pesci, ma far vedere-conoscere-entrare nel regno di Dio perché il tempo è compiuto.

    Nel cammino di progressione, Gesù incontra prima 2 che stanno gettando le reti, ma evidentemente Gesù gli offre qualche cosa di più giacché lasciano subito le reti.
    I secondi 2 sono sulla barca, e stanno riparando le reti, che evidentemente sono rotte, bucate, e quindi non servono neppure più per procurare da mangiare.

    Subito dopo questo annuncio del Vangelo, troveremo Gesù che insegna come uno che ha autorità.

  5. lorenz permalink
    23 gennaio 2012 15:46

    Senti, Anna.
    A proposito della rete che dici tu…:)

    “…Per pescare, un amo deve essere mangiato, e una rete deve sapere avvolgere.Le reti che abbiamo già, roba nostra, “roba ” e “nostra”, vanno piantate lì dove sono: la musica cambia, dobbiamo essere noi le reti, in mano sua.
    Si è mai vista una rete che ha valore per se stessa? Una rete che non pesca pesci? Che stia in acqua tanto per stare a mollo, a farsi il bagno per i fatti suoi, magari con qualche altra rete amica? Una rete che non venga usata , giorno e notte, e continuamente ripresa, sistemata, rattoppata, fino alla consumazione totale?
    Ma davvero posso pensare che Gesù mi chiami, passando lungo il mio personale mare, e poi mi lasci lì , sulla riva, a fissare l’orizzonte, a tirar sassi in acqua, a meditare sui massimi sistemi, a elucubrare , a pensare ai fatti miei , a “stare in pace”?!
    Gesù mi chiama NON PER ME, e non per farmi stare bene: piuttosto, per farmi stare con lui per sempre.
    Mi chiama per gli altri e per Dio: mi aspetta una croce, la resurrezione e la gloria….”

  6. 23 gennaio 2012 16:26

    L’ho letta questa omelia e … sinceramente non mi convince per nulla.
    Rimango dell’idea che siamo noi che abbiamo aggiunto la parola “rete” nel Vangelo di ieri ed associato al verbo “pescare” la “brutta fine” e quindi il dolore, la morte ecc.

    Gesù non ha usato questi termini/verbi nel Suo dire, ma ha usato solo il verbo “pescare” che non è detto sia da associare al “motivo” per cui si pesca.
    Se avesse usato il verbo “cacciare”? Chissà quale levata di scudi ci sarebbe stata oggi!

    La rete, per quanto sono giunta personalmente, sono gli stessi pesci/uomini.
    Una rete che non è “la fine”, ma un abbraccio per essere riportati nel nostro proprio “mondo” creativo.

    Comunque sia, Gesù mi chiama ANCHE PER ME perchè Ci tiene parecchio all’intierezza umana.
    Lui stesso è l’immagine (diremmo oggi) “tutto d’un pezzo”/”mi spezzo, ma non mi piego” che solo un grande amore può fare.

    In ultimo, non siamo cose (la rete che se ne sta lì), ma siamo dei viventi.

    Ripeto, la parola “rete” ce l’abbiamo messa noi e poi …. Ci possono essere anche le reti così come le intendiamo normalmente, ma se i pesci non ci entrano … (vedi Vangelo della pesca miracolosa)

    • lorenz permalink
      24 gennaio 2012 11:47

      Cara Anna!
      Sono contento della tua franchezza: davvero, mi fa piacere quando mi si dice chiaramente ” non sono d’accordo” per nulla, perchè è solo così che si puo’ parlare per davvero. Se io inizio a preoccuparmi di come potrà reagire l’altro, addio chiarezza e pulizia del confronto, si cade in quel genere di manfrine da salotto che possono anche andar bene in altri ambiti, ma non tra fratelli nella fede. E siccome l’essere frtelli è una cosa che prescinde dall’andare forzatamente d’accordo…
      Ma detto tutto questo, e leggendo e rileggendo il tuo commento, correggimi se sbaglio, ma non vedo dove stia il disaccordo! Non diciamo le stesse cose? Che la rete sono gli stessi pesci/uomini.
      Che siamo dei viventi , e non delle “cose” che stanno lì. Questo volevo dire con quei ” si è mai vista…”? Che i pesci uomini possono entrarci o no ( commento precedente).
      Quanto alla chiamata ANCHE PER ME, bene, ti do ragione. E piu’ giusta la tua affermazione rispetto alla mia, che parlo di chiamata NON PER ME. I tuoi rilievi sono perfetti.Concordo sull ANCHE.Quello che scrivevo era pensando a tutti quegli atteggiamenti che prendiamo, io per primo, quando si pensa che la chimata sia una cosa che riguarda il buon Dio, me e la mia coscienza, e basta. Atteggiamento diffusissimo e, per quanto mi riguarda, tentazione ricorrente. Mentre invece vorrei non scordarmi che Gesù guarda, sceglie, chiama e MANDA sempre.
      Fermarsi a me stesso è sempre fuorviante.
      Infine, sul dolore e sulla morte ecc. Ho risposto alla tua provocazione sulla brutta fine.Ma , facendolo, mi sono davvero accorto che così provocatoria la provocazione non era. Se la rete sono gli stessi uomini/ pesce, se, alla luce di quanto scrivi oggi, sono quelli che fanno la volontà del Padre, bene, in quella volontà certo non c’è il dolore e la morte, ma c’è l’affrontare di petto e farsi carico del dolore e della morte, degli altri e nostra, come Gesù ha fatto(in questo Lui stesso è l’immagine “tutto d’un pezzo”/”mi spezzo, ma non mi piego” che solo un grande amore può fare.)
      In quell volontà c’è seguire Cristo e questo, in ultima analisi, ci porta alla sua croce e alle nostre.

      Che non è dolorismo. Non si tratta di una croce da cercare a tutti i costi, di parlare solo di croce, di essere fissati con la croce. Si tratta della croce di cui ci prla Gesù: quella, nostra o degli altri, che tutti i giorni ci troviamo davanti e che siamo invitati a prenderci ogni giorno sulle spalle, seguendo il nostro Amico.
      Lì la nostra libertà, lì la nostra creatività, lì il nostro amore, lì la nostra salvezza.
      Grazie delle belle chiacchierate!

  7. 23 gennaio 2012 18:37

    La parola rete compare anche in Matteo. Il verbo amphiballo utilizzato per “gettare le reti” indica che i pescatori gettavano le reti, cosa che viene sottolineata più volte nel testo.

    Nella rete ci puoi vedere molte immagini, molte metafore: vedi il fatto che riparavano le reti. Ma il centro della storia è Gesù che sceglie gli apostoli. E ciò contrariamente a quella che era l’usanza del tempo, in cui erano i discepoli che si sceglievano il maestro da cui andare. Quindi la “rete” della Parola è tenuta da Gesù

  8. 23 gennaio 2012 18:46

    Wow … Riccardo!
    Grazie

  9. 23 gennaio 2012 20:03

    Ci tengo precisare che non sono mica istruito. Ho cercato sui Vangeli.

  10. 23 gennaio 2012 20:47

    Lo so, lo so Ric, non ti preoccupare.
    Anch’io ho cercato, ma sono una fervente sostenitrice che lo Spirito Santo parla al cuore di ognuno e spesso saltano fuori delle interpretazioni degne di attenzione e che fanno solo bene.

    Sentire i pensieri di tutti quelli che, dopo aver ascoltato, hanno anche pensato e che non possono dare voce ai loro pensieri perchè mica tutti hanno un prete amico disposto ad ascoltare le varie interpretazioni (cosa che personalmente appena posso consiglio a tutti i preti).

    E’ impensabile che il suddetto Spirito Santo parli “solo” a quelli che sono preposti (in effetti San Paolo era un out rispetto ai 12) eppure non si ascoltano i pensieri altrui.

    • 24 gennaio 2012 08:32

      È vero. A volte lo Spirito si serve di tutti. Vedi che nella Bibbia Dio si serve anche di chi non è ebreo (Ciro) per insegnare al popolo eletto. E ciò anche se è un pagano. La cosa importante è stare in ascolto e saper magari discernere e accettare anche le critiche di chi, erroneamente crediamo pagani, ma che poi sono dei portatori di un messaggio per noi. (mi riferisco anche ad episodi della mia vita)

      ciao e complimenti per le tue sempre attente proposte di riflessione.

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