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Tempo Ordinario

10 gennaio 2012

… E se fosse il tempo:

per fare ordine?

magari con “prodotti di pulizia” nuovi di pacca che ad ogni nuovo Natale/Pasqua ci vengono forniti? (linguaggio figurato)

 

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9 commenti leave one →
  1. Lorenz permalink
    11 gennaio 2012 00:51

    …e se fosse questo tempo ordinario, quello cruciale in cui siamo chiamati a giocare la partita? Il nostro vero tempo forte? Quello in cui noi, nell’ordinarietà senza colpi di scena- nessuno- siamo chiamati ad essere i TEMPI FORTI di chi ci vive accanto? Il tempo forte della fede? In fin dei conti, davanti alla potenza dell’evento soprannaturale del Natale o, ancora di piu’ della Pasqua, della Ascensione, della Pentecoste, ci è piu’ facile avvertire o contemplare la presenza, seppur incredibile nella sua logica inaudita, di Dio.
    Ma nella piattezza ripetitiva dei giorni sempre uguali? E’ lì che prende forza la fede senza appigli, la scommessa, il salto nel vuoto della ragione, mai conquistato una volta per sempre e da riconfermare di continuo. Ci vuole piu’ fede a credere davanti a un miracolo o davanti a una malattia degenerativa che non si arresta? Davanti a un salvataggio insperato, o davanti a una morte inspiegabile? Davanti a una guarigione prodigiosa o davanti a un grappolo di metastasi silenziose e recidivanti?
    La risposta la sappiamo.
    Il tempo ordinario riprende e ci invita a vivere la logica stessa della incarnazione: il divino che si impasta nella normalità: quella vera, concreta, proprio la nostra, non una parvenza di normalità pronta a colpi di teatro a ripetizione e a folate esplicite di divino. Anna ha ragione:la parola di Dio entra con un realismo impressionante in certe circostanze della nostra vita,e ,in certi casi, uno ha la ventura ( la grazia?) di vedere realizzate sotto il suo naso le parole precise del Vangelo.Ma tutto questo nella ordinarietà senza clamori di ogni giorno, perchè è nei fatti che ci capitano che si intravede la mano della Provvidenza e nelle vicende che incrociamo o che viviamo che,prima di tutto, si ascolta la voce sottile e sommessa del Signore.
    Insomma: non è pensabile una vita di soli momenti forti, se non altro perché non la reggeremmo. Gesù è chiaro ed esplicito al riguardo: a Pietro beato ( e imbambolato) sul monte della trasfigurazione, pronto a restare per sempre lì a contemplare visioni celestiali,
    spara un rimbrotto e un energico richiamo a tornare a valle.
    Ecco, mi verrebbe da dire che l’Ordinario è il tempo della valle e del piano.
    Ma èproprio lì che si giocano le partite e si combattono le battaglie….

    • Fabrizio permalink
      11 gennaio 2012 10:50

      Lucidissimo Lorenz nella tua analisi, riflessioni che ancora una volta condivido totalmente. Cambierei solamente quel “se fosse” e lo farei diventare “è”. Non so se avete mai letto il libro di don Tonino Bello, “Maria, donna dei nostri giorni”. Il capitolo 1 si intitola: “Maria, donna feriale”. Lì c’è tutto spiegato per bene. Buona giornata!

      • 11 gennaio 2012 11:01

        Quel libro, insieme ad altri, è qui che troneggia nella mia libreria e faceva parte degli “strumenti” di lavoro di un po’ di tempo fa.

        … Solo che mai sino ad oggi mi sono resa conto (è il motivo degli ultimi 3 post) che Maria è una donna festiva in tempo feriale.

        Da Lei viene ogni mio post di questo ultimo periodo, da Lei e da San Giuseppe.

  2. 11 gennaio 2012 07:56

    Già, Lorenz, siamo in mezzo a due tensioni:
    una che schiaccia verso il basso
    l’altra che tira verso il cielo.
    Ogni giorno feriale, ogni tempo feriale ha un sapore polveroso e spesso ci si sente schiacciati, mentre siamo per natura (divina) protesi verso l’alto, verso l’eccezionale.
    Dovremmo ricuperare (perchè in noi esiste e resiste) quella scintilla di stupore, di energia che hanno i bambini.
    Credo che Gesù intendesse questo con quel “se ritornerete come bambini”.
    Da adulti con miliardi di problemi quotidiani ed altrettanti che inevitabilmente ci verranno addosso, non è facile. Eppure non solo si può, ma si deve.

    Hai portato l’immagine di Pietro imbambolato (ho una simpatia astrale per Pietro), ma ce n’è un’altra che forse è più dei nostri giorni: quella degli apostoli mentre Gesù ascende al Padre.
    Spettacolare quegli angeli che un “tap tap” sulla spalla e senza troppi comlimenti (che strepitosi questi angeli d’assalto … 😀 ) dicono “Uè, sveglia, la strada è di là, mica qui a guardare il Cielo” … un monito per chi troppo spesso si rifugia nella Fede come isola felice (ma non dei famosi).

    E se fossimo noi quegli angeli d’assalto con l’unica missione di dare piccoli spintoni di vita?

    Bambini nell’animo, adulti nella ragione, un pizzico di follia quel tanto che basta per proclamare ad ogni sconfitta: “avanti il prossimo” inteso sì, come prossima battaglia, ma anche e soprattutto come “prossimo>altri”.

    • Fabrizio permalink
      11 gennaio 2012 11:13

      Non avevo dubbi Anna che questo libro fosse di tua conoscenza. Don Tonino è stato uno dei testimoni più luminosi della Chiesa italiana degli ultimi decenni e il suo ricordo è ancora vivo. “Maria, donna dei nostri giorni” personalmente lo ritengo il più bel libro che abbia mai letto. Ogni anno, quando arriva il mese di maggio, scandisce le mie giornate ed è straordinario accorgermi regolarmente quanta profondità e freschezza abbiano sempre le parole di don Tonino.

  3. Lorenz permalink
    11 gennaio 2012 11:51

    Io invece, che sono nu poco ciucciariello, non conosco il libro, e manco lo possiedo.
    Buona ragione per procurarmelo, e ti ringrazio molto, Fabrizio, per questa seconda segnalazione dopo quella- ottima di Bregantini! Ancora un po’ , e farò uno scaffaletto della bibliotechina intestato ” Fabri ” 🙂
    Mi piace moltissimo poi la zampata finale di Anna dedicata a san Giuseppe.Questo ferialissimo e titanico gigante della fede, coinvolto consenziente in un vortice di divinità piombatagli addosso e da gestire a mani completamente nude, un paio di sogni e nulla piu’, poi solo terra concretissima e via, scarpinare. Perché Maria era la prescelta da Dio, Gesù era Dio stesso, ma Giuseppe era un uomo punto e basta.
    Quelli che pensano che essere cristiani sia una questione di ciarle, di dibattiti e di teologia; quelli che confinano il cristianesimo al recinto del gruppo, della parrocchia e del volontariato; quelli che tante preghiere e Parola, ma poi, nei fatti, la vita è un’altra cosa; tutti quanti noi, quindi, quando ricadiamo a fasi alterne in qualcuno di questi atteggiamenti, dovremmo piazzarci in casa, all’ingresso, ben visibile, una bella immagine realistica di Giuseppe di Nazareth. A ricordarci che Dio non si accontenta di un risvolto, ma , se tu lo vuoi, ti butta all’aria l’esistenza, la storia, le relazioni, il lavoro, tutto. E non come concetti teorici: la tua essitenza, la tua storia, le tue relazioni, il tuo lavoro , il tuo tutto.
    Senza Giuseppe, tutto quotidianità e concretezza, niente Famiglia di Nazareth, niente Maria madre di Dio ( che fine avrebbe fatto, ripudiata?), niente Gesù…
    Con lui, tutto. Ma con quanta sudatissima fatica.
    Quando io leggo ” San Giuseppe lavoratore” io aggiungo sempre ” ….della fede”.

    • 11 gennaio 2012 11:55

      Bellissimo “San Giuseppe: lavoratore della Fede” … Una frase illuminata e quanto mai vera.

    • Fabrizio permalink
      11 gennaio 2012 11:59

      Mi fa piacere Lorenz che sono risultato utile per qualcosa! “Maria, donna dei nostri giorni”, vale davvero oro. In questo periodo sto leggendo molto anche perchè nella mia parrocchia da alcuni mesi abbiamo messo in piedi un’iniziativa denominata “Giralibri”. In chiesa in un espositore io e altre persone abbiamo portato dei libri nostri che avevamo letto ed erano meritevoli, ovviamente libri di carattere religioso. La gente può tranquillamente prenderli, portarseli a casa, tenerli quanto vuole e leggerli. Un modo semplice per diffondere delle letture buone e nutrienti per lo Spirito e per fare circolare la Parola che bene o male è la fonte ispiratrice di tutto ciò. Un piccolo seme che abbiamo gettato!

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