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Luci

10 gennaio 2012

Non so voi, ma io ci rimango sempre male quando – dopo l’Epifania – tutto si spegne sia nelle case che fuori.

Da piccola pesavo che i Magi, andandosene, avessero staccato la corrente, di certo ci rimanevo male.

L’altro giorno i miei figli (che sono adulti) mi hanno detto:

“ma non si potrebbe inventare qualche cosa che rimane acceso da Natale a Natale?”

… E’ una domanda che mi hanno sempre posto anche da piccoli.

Di mio mi chiedo:

ma come, la festa della Luce per eccellenza è la Pasqua, come mai non succede come a Natale e tutto rimane spento?

Ovviamente funzionerebbe all’incontrario del Natale e tutto si accenderebbe da Pasqua per tutta l’ottava che segue.

E’ una sciocchezza, me ne rendo conto, ed è pure un post per nulla impegnato, di fatto però a Pasqua non si respira la stessa aria di festa del Natale … forse perchè prima dobbiamo passare per quel brutto “tunnel” del Passione e ben sappiamo che tutti detestiamo soffrire e pensare a cose tristi;

forse perchè la stagione stessa in cui alloggia la Pasqua è già colorata di suo (ma solo di giorno)

forse perchè manca quell’aria un po’ magica del Natale (che a mio avviso inganna non poco quando la vita prende a schiaffoni)

Ecco …

e se da quest’anno arrivassimo a Pasqua come bambini, con il loro entusiamo che spesso è più forte del dramma “del giocattolo rotto”?

e se da quest’anno in qualche casa la notte di Pasqua si accendessero delle luci, delle candele (quelle nuove di questo Natale o quelle che ci hanno regalato a Natale)?

e se quest’anno immaginassimo che i Magi a Pasqua ritornano riportandoci la “stella”?

Follia? Può darsi, ma mai come quest’anno ho visto il mondo “spegnersi” di botto … e mi dispiace tanto.

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10 commenti leave one →
  1. Fabrizio permalink
    10 gennaio 2012 11:53

    Anna ciao, mi hai letto nel pensiero. Volevo appunto chiederti una riflessione sul Tempo Ordinario che andremo a iniziare con domenica prossima. A differenza tua a me le luci del Natale non mancano, le considero spesso ingannevoli, certo sfavillanti, ti colpiscono ma non sono la vera luce. Ormai il Natale ce l’hanno ridotto ai minimi termini, non mi dilungo perchè tutti sappiamo di cosa stiamo parlando, ma per fortuna la Pasqua no, quella è ancora nostra, intendo come cristiani. Per me è la festa più bella, più gioiosa forse perchè passa da un periodo di penitenza come quello della Quaresima. E il Tempo Ordinario è (forse) addirittura un’anticamera della Quaresima. Si vive una gioia più intima a Pasqua, meno evidente ma ti assicuro che c’è, eccome se c’è e poi dura almeno 50 giorni passando per delle feste stupende come l’Ascensione, la Pentecoste, la Ss. Trinità e il Corpus Domini. Ma avremo tempo di riparlarne di questi argomenti nei prossimi mesi.

  2. Lorenz permalink
    10 gennaio 2012 12:04

    Se è follia, è una follia lucidissima, tanto lucida da sfiorare la verità.
    Se il mondo si spegne di botto, è perché noi non stiamo accesi.
    Vanno bene le candele, le lucine e tutti gli sfolgorii di contorno.
    Ma le luci vere siamo noi, e per illuminare dobbiamo accenderci, bruciare e consumarci.
    Siamo qui per questo: ” mandati” per questo.
    Lasciamo pure che questo Natale finisca rapidamente in soffitta. L’importante, l’essenziale, è che in soffitta non ci finiamo noi, ancora una volta.
    L’hai detto tu molto bene nei giorni scorsi: quest’anno, deve essere l’inizio di tutto.
    Quanto alla Pasqua, piu’ che le candele ci andrebbe una bomba atomica per segnalare la portata dell’evento. Non essendo possibile, credo che tocchi sempre a noi innescarci e prepararci ad essere veri uomini- bomba spirituali. Ricordando sempre che quel tunnel che tutti vorremmo tanto mettere tra parentesi è indispensabile attraversarlo prima di saltar per aria.Non c’è Pasqua senza giovedì, venerdì e sabato santo.Non c’è resurrezione, senza la follia del Dio che muore.
    Da una follia a un’altra: tutto si tiene, e il cerchio si puo’ chiudere.
    Tocca a noi.
    Qualcuno mi passa l’accendino, please?
    🙂

  3. 10 gennaio 2012 12:24

    Urca … non immaginavo che la mia follia avesse una presa simile … Mi sento una sobbillatrice di popoli!!!! 😀

    Lorenz … l’accendino non te lo passo, perchè hai una “santaBarbara” in mano che si chiama Vangelo … Usa quello per … accendere te stesso e da lì … fai faville per tanto “credo credibile”.

    Fabrizio, vedi, forse dobbiamo staccarci un po’ dai luoghi comuni e dal comune pensare e non demonizzare tutto passandolo sotto la voce “artefizio”.
    Le lucine, quell’aria di festa che si respira anche superficialmente (perchè no?), potrebbe essere un alto gesto di carità e testimonianza per quanti si lasciano scivolare il Natale addosso, per quanti sono troppo tristi per fare festa, per quanti la vita ha negato tutto, per quanti non vedono luci da nessuna parte.
    Non tutti hanno “un tesoro nel cuore” e molti si ritrovano con un deserto orrendo e questo periodo “scintillante” prima o poi li sveglierà.

    Questa cosa è quanto ho imparato a suon di studi, sudate, stanchezze indescrivibili, quando con il mio parroco dovevamo “segnare il passo” dei tempi liturgici.
    Ogni volta la domanda che ci facevamo era “cosa possiamo fare per loro? (la comunità)” e dentro questa domanda c’era tutta una serie di sguardi amorevoli su come la comunità reagiva ad ogni proposta, ad ogni segno (ad iniziare dalla più semplice ma straordinaria cosa della “scenografia” in chiesa”. Nulla era affidato al caso, tutto era fasciato da un amore straordinario, di un cuore che si univa a tanti cuori sconosciuti che magari racchiudevano segreti terribili.
    Bene, cose inutili per molti cristiani doc, ma cose essenziali per i figli di Dio.
    Per me non esisteva un tempo ordinario per il semplice fatto che tutto era straordinario (merito di quel gran sacerdote) e …. il regalo più grosso che abbiamo ricevuto sono stati degli atei incalliti (di quelli brutti che fanno a pezzi tutto) che … hanno pianto.

    Che dire: se il deserto esiste anche sotto le lucine o sotto l’intimità della Pasqua (mica tanto intima perchè è uno spintone del cavolo che non fa stare fermi), io insisto a piantare, ad annaffiare, ad accendere lucine, a cercare fiori profumati … anche se in chiesa non opero più per motivi dolorosissimi.
    Ora la mia chiesa da addobbare è qui …

    I tempi forti come la Chiesa li chiama sono, in definitiva, quella casa a cui si fa ritorno dopo tanta fatica nella vita.
    Cos’è più straordinario: la casa o la vita?

  4. 10 gennaio 2012 13:57

    Ah … adesso ti faccio ridere Lorenz.
    Tutti i miei Natali e le mie Pasque (escludendo quelle da 0 a 6) anni, per stranissimi motivi li ho tutti passati caricandomi di “impegni” assurdi senza che nessuno me li chiedesse.
    Crescendo, ovviamente, tutto si è complicato ed amplificato con tanto di richieste belle chiare.
    Spesso sono arrivata alla Notte di Natale e alla santa notte di Pasqua così stanca ed occupata (per altri), così attenta che tutti stessere bene e tutto passasse alla gente nel modo giusto che … alla fine a me pareva di non fare Natale e tanto meno Pasqua.

    Bè, non ci crederai, ma ora credo proprio sia stata una Grazia perchè credo che il Signore mi abbia fatto ben intendere cosa siano questi “tempi forti”: sono i tempi in cui è necessario dimenticarsi, alzare gli occhi per guardare quelli del prossimo, aprire le orecchie, quindi “tutti i giorni” per poi aumentare in quei pochi giorni (avvento/Natale/Quaresima/Pasqua) dove però veniamo anche alimentati e sostenuti.

    Credo proprio che il rischio più grosso sia quello di parlare al Signore, ma non ascoltarLo” ed il Signore è stato sempre “tutto dono”
    Il tempo ordinario è un tempo intermedio, quasi i due vertici alla base di un triangolo che “spingono” i lati a congiungersi al vertice …
    La cosa carina è che ogni angolo, girando il triangolo, può diventare il vertice a cui congiungersi e quel vertice … bè … lo sappiamo tutti CHI E’.

    • Lorenz permalink
      10 gennaio 2012 20:23

      Oh Anna, io ci credo eccome, non puoi sapere quanto ci credo in quello che dici.I tempi forti sono quelli in cui è necessario dimenticarsi di sè, tirare su gli occhi dal proprio ombelico e cercare e scrutare e fissare quelli del prossimo, alla ricerca ,lì dentro, di quelli di Dio.
      Non c’è niente di romantico in questo.
      Niente di automatico, spontaneo o ” naturale”.
      Nella conversione, nel provare a muovere anche solo pochi incerti passi piantando i piedi sulle orme di Gesù nel Vangelo, c’è sempre una buona dose di violenza contro noi stessi, il nostro egotismo( per essere eufemistici) sforza e resiste e fa impeto al richiamo che ci viene dal nostro Amico.
      Eppure solo ascoltando quel richiamo, ascoltando il Signore che chiama senza stancarsi mai, si prova la fatica gioiosa, la pienezza faticosa, la gioia dolorosa della libertà da sè e del soffio di Dio in faccia…porco cane, guarda cosa mi fai dire !!!

  5. ROMEO permalink
    10 gennaio 2012 14:38

    Chiesa o Tempio di Dio dove la cerchiamo? Fuori! Il Natale o la Pasqua dove la viviamo? Fuori! Ma il Regno di Dio dove vive, oltre che fuori, soprattutto dentro di noi nei piccoli cuori spirituali. Ora mentre il fuori ci può condizionare con i mille risvolti positivi e negativi il dentro (se ricercato con lo spirito della verità) può aprire a modi di vedere (anche esterni) diversi e, se rileggiamo i pensieri che sono stati scritti in precedenza ne abbiamo avuto ampia dimostrazione di questo. Il dentro ricercato nella verità contribuisce a cambiare se stessi e un po alla volta, si spera, diventare una piccola luce che nonostante sia immersa alle tenebre può diventare un piccolo punto di riferimento per se stessi e/o per i naviganti perchè siamo tutti nella stessa barca.
    Per questo se voglio “approfittare” delle ricorenze per fare un pieno di energia che mi aiuti (come fa il cammello) per percorrere il deserto dei momenti statici o critici è una manna dal cielo però da buon ammnistratore devo sapere che anche la manna per gli ebrei è finita pertanto devo essere vigilante ed aver cura con amore nell’uso di ciò che con tanto amore e carità mi è stato donato perchè so che dell’uso ne dovrò rendere conto al padrone.
    Debbo imparare a camminare sopra le acque per non sprofondare nelle paure e cercare un equilibrio fra il dentro e il fuori.
    In inglese le due parole “in” e “out” oppure “on” (acceso) “off” (spento) forse chiariscono un pò meglio il concetto che ho cercato di spiegare.
    Si saluto e Vi ringrazio sempre per i Vs. pensieri.
    Ciao.
    Romeo.

    • Lorenz permalink
      10 gennaio 2012 20:29

      Caro Romeo,
      come mi piace e come sorrido a quel FUORI! che spari come una fucilata!
      Concordo su ogni cosa che tu hai scritto.Compreso il ” camminare sulle acque”…Quella di un cristianesimo del buon senso, delle mezze misure, delle pantofole accanto al caminetto, è una illusione pericolosa e sbagliata, perché è una possibilità che non è data.
      Mettiamola come si vuole, ciascuno secondo la propria indole e la propria natura, ma credere in Gesù è un gettare di continuo il cuore oltre l’ostacolo, esercitare una robusta dose di pazzia, anche nella necessaria razionalità dell’amministratore dei beni ricevuti in comodato d’uso.
      E non mi si venga a dire che ” non si tratta di fare cose clamorose”: siamo d’accordo, non è quello il punto. Maria, una anonima e “oscura” donna di casa di un villaggetto di 2000 anni fa, salvo un sì
      esplosivo e rivoluzionario, che ha fatto di speciale? Ha corredento il mondo, però…

  6. Fabrizio permalink
    10 gennaio 2012 15:38

    Splendide come sempre le vostre riflessioni ed è bello per me entrare in questo blog ogni giorno ormai e trovare tutto questo. Il Triduo Pasquale è talmente intenso, profondo e ricco di azioni liturgiche che contenerlo nelle 24 ore della giornata è praticamente impossibile. Inizi a riflettere sul Giovedi Santo e accidenti in un attimo siamo alla Veglia Pasquale che viene definita la “madre di tutte le veglie”, la celebrazione più importante dell’anno (correggetemi se ho scritto una stupidaggine, vi prego!). Per gioia intima non intendevo qualcosa di statico, ma piuttosto era riferito al discorso che facevo nel mio precedente post e cioè che se il Natale ce l’hanno un pò (tanto) scippato, la Pasqua per fortuna no. E poi c’è lo “scandalo” della Croce. Se Natale può suscitare anche negli animi più lontani e duri un sentimento di tenerezza per un bambino indifeso che nasce, la Croce no. La Croce interroga a fondo. E’ più straordinaria la casa o la vita? Non so rispondere compiutamente a questo interrogativo che Anna pone ma la ringrazio per ciò che ha posto. Ringrazio anche Romeo e Lorenz per il loro “fuoco” della missione che trasmettono in ciò che scrivono. Spero che tutti voi siate miei compagni di viaggio nel cammino verso la Pasqua.

    • Lorenz permalink
      10 gennaio 2012 20:44

      Niente come la croce interroga a fondo, niente scandalizza piu’ a fondo, niente spacca il mondo e la storia, e il mio mondo e la mia storia, in due come la croce di Cristo. Anch’io non saprei dire se è piu’ straordinaria la casa o la vita: ma so per certo che l’unica cosa veramente straordinaria è la croce del calvario.Sai, Fabrizio, piu’ vado avanti e piu’ mi trovo a pensare una cosa: se non ci fosse stato il venerdì santo, io non potrei credere in nessun Dio.Per quanto onnipotente, misericordioso, vittorioso sulla morte, prodigo di promesse di eternità… ma un Dio lontano e inaccessibile nel suo cielo, non riuscirebbe a conquistarsi la mia fede: tuttalpiu’, un gelido timore.
      Ma davanti a questo Dio amico, compagno e fratello che condivide e ama, bè, io non so come resistere…anche se ci ho provato a lungo!

  7. 10 gennaio 2012 22:48

    In questo quesito che ci stiamo ponendo sui tempi forti e sul tempo ordinario ci viene in aiuto – in modo sorprendente – le letture che la Liturgia ci offre in questi giorni.
    Appena terminato il Tempo di Natale con il Battesimo del Signore, ecco che compare la storia di Anna di Elkana.
    Storia ordinaria per quanto riguarda il problema (che attualizzato potrebbe non essere immediatamente riconducibile alla sterilità di una donna), ma storia straordinaria per 2 motivi:
    1) Elkana che amava Anna anche se non poteva dargli figli
    e soprattutto
    2) il dono eccezionale che Anna ha ricevuto per amore, solo per amore.

    Il tempo è ordinario, il problema pure, la situazione quotidiana per certi versi, ma entra l’eccezionale, entra l’impronta forte.

    Così credo sia il nostro vivere il tempo ordinario e straordinario.
    La Parola di Dio, non si sa bene come possa capitare, ma spesso entra con un realismo impressionante nelle vicende della nostra vita.
    E non è coincidenza.

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