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Coraggio e pazienza

1 marzo 2011

Quante volte abbiamo sentito dire: “Coraggio e santa pazienza!!!”

Sempre abbiamo visto coraggio e pazienza a fianco, come un binario.

Sempre si interpreta come rasseganzione in attesa di tempi migliori.

Ma è così davvero?

Sono due condizioni separate?

Io, azzardo, e credo di no.

Giocando con parole e unendo le due con una semplice preposizione articolate salta fuori

  • il coraggio della pazienza
  • la pazienza del coraggio

ne viene fuori un qualcosa di insolito e con la sola inversione delle parole prendono significati diversi eppure complementari

Coraggio della pazienza

Bè, questo lo si conosce bene ed effettivamente, in certi momenti, ci vuole un bel coraggio ad attivare la pazienza e non esplodere.

Pazienza del coraggio

Qui, invece, è un po’ più estranea, ma è un discorso altamente cristiano di chi non si scoraggia davanti a nulla, non cede e continua sulla strada.

Non teme la solitudine, non teme il plauso o la condanna ed ha l’abito della misericordia.

 

Forse è impercettibile la differenza, ma credo che queste due parole siano il fondamento per evitare che la pazienza diventi rassegnazione senza speranza  ed il coraggio un’arma spietata.


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8 commenti leave one →
  1. Guido permalink
    6 marzo 2011 16:45

    ci vuole grande coraggio nella pazienza.
    ci vuole forza per essere deboli.
    quanta forza ci vuole nella debolezza, nel dolore, nella malattia, nella povertà, nella solitudine.
    “quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10).
    Facendo un piccolo servizio di volontariato presso missionari vecchi e malati, un giorno uno di loro, da tanti anni su una sedia a rotelle, mi disse: “Siete generosi ad aiutarci, ma… ci vuole tanto più coraggio a farsi aiutare!”.
    ciao
    Guido

    • 6 marzo 2011 17:09

      Guido, in effetti pensavo proprio a due tipi di situazioni quando ho scritto questo post: una è quella che descrivi tu nei vari tipi (malattia, solitudine, anzianità ecc,) e l’altra – all’opposto – è quella di chi è chiamato a “sistemare le cose” con decisione, agli educatori ad esempio, ai genitori (anche) e perchè no, ai nostri sacerdoti.
      Nei primi casi credo sia il coraggio della pazienza; negli altri, invece, la pazienza del coraggio

      Grazie … e spero di risentirti

      • Guido permalink
        8 marzo 2011 11:28

        ciao Anna.
        pazienza e coraggio ci vogliono davanti alle grandi scelte della vita.
        Per me essere sacerdoti o laici, vescovi o uomini e donne sposati, è in sostanza uguale. Cambiano le forme, i modi, e le forme sono importanti, ma unica la vocazione, unica la speranza, unico l’invito di Dio a sforzarci di capire cosa ci chiede davvero, e a non scambiare per suoi progetti che sono solo nostri e di comodo, l’invito di Dio a seguire ciascuno di noi la propria vocazione e aderire al suo progetto, per essere noi stessi, unica la vocazione battesimale ad amare e a servire, come Gesù ci ha insegnato.
        Chiedevamo dei giornalisti a Madre Teresa di Calcutta: “Ma fino a quando bisogna amare?”. Rispose: “Fino a quando fa male”.
        La logica della Croce, logica d’amore per Dio, spesso pura follia per il mondo.
        Il coraggio di sapersi decidere per un amore che si dona, e si dona per sempre, anche quando costa più fatica.
        E la pazienza davanti alla fatica quotidiana che si apre dopo la scelta d’amare.
        Ci vuole il coraggio della scelta, ci vuole la pazienza nella perseveranza, in quel lento martirio goccia a goccia che è spesso la fatica quotidiana di amare, e di scegliere di amare, ogni giorno .
        E la Parola, i sacramenti, la preghiera del cuore, la meditazione silenziosa ci sostengono,
        Essere cristiani non è facile. Dona pace, luce, verità, conforto in profondità, ci porta a essere veri, ad avere uno sguardo più autentico sulle cose e, finalmente, soprattutto su noi stessi, ma… quanto costa! ci vuole la forza di accettare la propria debolezza, certo che, se glielo permettiamo, il Signore saprà fare Lui in noi le cose più straordinarie, fino a farci scoprire lo straordinario nell’ordinario della quotidianità….e ci vuole coraggio…. ci vuole pazienza….
        ciao

  2. 8 marzo 2011 13:26

    Splendido commento, Guido.
    Hai perfettamente inteso quello che avevo nella testa.
    Credo anche che le tue parole non siano “figlie” di un sapere, ma di un “conoscere”: hanno il sapore di vita vissuta dove esiste la sofferenza della gioia … eh sì, perchè è veramente gioioso (nonché difficile) essere cristiani, ma è anche sofferenza a volte che – però – viene superata dal conoscersi (in profondità e nei molti limiti).
    E’ quasi un’identificazione che nessun altro ruolo nella vita potrà mai superare.
    Grazie, davvero grazie.

  3. Guido permalink
    9 marzo 2011 15:33

    in fondo questo discorso mi pare anche un giusto introdurci alla Quaresima che oggi comincia. Tempo di conversione, i quaranta giorni della Quaresima, che in definitiva sono immagine degli anni della nostra vita matura e consapevole, tutta la vita per convertirsi, un cammino lento, spesso un martirio. La Quaresima cos’altro è se non un richiamo a convertirsi? e cos’è la conversione se non un invito a fare scelte coraggiose di amore, che si traducono nella pazienza quotidiana (altrettanto difficile, spesso ancor di più) necessaria per la faticosa salita di ogni giorno nel cammino dell’amore? Non è facile essere cristiani, Gesù per primo ce l’ha insegnato, e ce lo insegna anche la Madonna, in croce anche lei sul Calvario non meno del Figlio. Ese è stato così per Gesù, il Maestro, cosa possiamo aspettarci noi cristiani? non siamo da più di Lui.
    Signore…. la fatica di amare… certi giorni ci sembra una cosa facile… ma prima o poi vengono il dolore, la solitudine, e il dolore è dolore, la solitudine è la solitudine…. non è facile dire di sì al Vangelo, il cristianesimo non è per gente portata a compromessi di comodo, è per gente debole e fragile come tutti, certo, ma che nei momenti cruciali della vita sa osare scelte di coraggio, almeno ci prova, facendo quello che può, meglio che può, ma guardando per prima cosa il Vangelo, ci crede, ci prova, cade ma si rialza, e sa chiedere al Signore il dono della pazienza che rende perseveranti nel portare la croce di tutti i giorni, specialmente di certi giorni che sembrano non finire mai, quando il cuore piange, di certi pomeriggi o certe domeniche che paiono non finire mai in un letto di dolore all’ospedale, o soli in casa, o impediti da una malattia fisica o mentale, o angosciati perché non c’è più il lavoro, non ci sono più soldi o speranze e progetti, per sè o per le persone più care e vicine, per le quali il cuore trepida, e anche per noi stessi, certo, perché non siamo fatti di ferro, eanche se la casa è piantata sulla roccia, la tempesta è tempesta, e allora non è facile, non è per niente facile dire sì al Vangelo. E al tempo stesso si sente però che quel Vangelo è un lume, un lumicino a volte, ma è la sola cosa che resta e che davvero ci tiene in piedi e ti fa dire: no, non sono solo, Signore, voglio fidarmi di quello che Tu mi hai detto, Gesù: Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine. Quel vangelo che ti dice:Venite a Me voi tutti che siete affaticati e opppressi, e Io vi consolerò. La Quaresima mi fa pensare alla fatica del coraggio e alla fatica della pazienza, alla mia debolezza, spesso stanchezza di vivere. Signore, da chi andremo? Da chi andremo per trovare acqua per il nostro cammino nel deserto? Da chi andremo se non da Te? Chi ci darà la forza del coraggio e della perseverante pazienza se non ce la dai Tu? Peer noi è impossibile, ma nulla è impossibile a Te. Resta con noi, Signore, perché si fa sera. Solo se siamo con Te e Tu ci dai la forza di essere autentici nel mantenerci al nostro sì d’amore donato, e che non chiede nulla in contraccambio, solo allora siamo veri, perché siamo in Te e Tu sei Amore. Diversamente, la mostra vita è una maschera, anche davanti a noi stessi, che alla fine non incanta nessuno, neanche noi, e prima o poi cade. Viene il momento in cui bisogna decidersi se essere autentici o no, se si vive secondo il Vangelo o no, o almeno ci si prova. Non è facile questo coraggio, non è facile questa pazienza. La Quaresima per me è un invito a riflettere profondamente sulle mie scelte di vita, per chiedere al Signore di sostenermi, perché da solo non ce la faccio, non ce la faccio!!! Senza di Me non potete far nulla. Ed è così, è così davvero Gesù mio. Allora dammi tu questo coraggio del sì dell’amore che si declina nel sì di ogni giorno, per sempre, fino alla fine, “fino a quando Tu vorrai”, e libera il mio cuore dalla paura che lo attanaglia di non farcela, dalla paura del tempo e del domani, dai fantasmi inutili, anzi dannosi, del passato. La Quaresima parla del martirio dell’amore. Dacci coraggio Signore, dacci pazienza, dacci quella tua pace che, solo essa, ci può sostenere in questo cammino di quaranta giorni, di quarant’anni, di tutta una vita.

  4. 9 marzo 2011 16:20

    Guido,
    questo commento è una preghiera … è semplicemnte una preghiera.
    Grazie

  5. Guido permalink
    10 marzo 2011 18:08

    Continuo a pensare a questo tema, da qualche giorno mi è entrato nella testa, o nel cuore, mi accorgo di quanto riguardi in profondità anche la mia vita. Ieri sera alla Messa del Mercoledì delle Ceneri, aprendo il libro dei canti per cercare il canto indicato dal lettore guida, ho trovato questo versetto evangelico, che in fondo non ho mai capito bene, mi ha sempre lasciato un po’ distaccato: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, allora produrrà grande frutto”. E sono rimasto lì a pensare, quasi tutta la Messa colpito da queste poche parole. Riguarda il morire di Cristo, ma anche il “morire” di tutti, ma non il morire fisico, bensì il morire a se stessi, il rinnegare se stessi. E ho spontaneamente collegato questo passo del Vangelo a queste riflessioni che sto facendo in questa piccola oasi. Morire a se stessi: quanto è difficile! rinunciare a tutto ciò che non è amore autentico non è cosa per niente facile. Si fa preso a dire “rinnegare se stessi”… ma farlo davvero… E non basta cadere, il chicco di grano non cade soltanto, deve proprio morire. Per non essere solo. Che mistero! Se non accetto di rinunciare a me stesso, sarò anche solo, interiormente solo. Bisogna proprio morire, far morire tutta una parte di me… quella a cui faccio più fatica a rinunciare, quanta fatica mi costa! La fatica di non volersi più appartenere ma di donarsi, totalmente, per sempre. Signore, quanto costa seguirti sulla strada di un amore che si sforza, ci prova, fra mille cadute utili solo a non alzare con troppa superbia la testa, di restarti fedele fino alla croce! quanto costa scegliere di esserti discepoli, scegliere di essere cristiani! Pareva tutto facile un giorno, quei giorni lontani e gioiosi della prima conversione, trent’anni fa….quando tutto era serio e sincero ma anche sembrava leggero, come a una festa di nozze… come pareva tutto facile, ogni giorno una scoperta, un incontro, una meditazione, una preghiera, un libro spirituale, un’opera d’arte, la Bellezza inesauribile della liturgia e delle cattedrali e delle piccole chiese nascoste…. invece oggi… quanta forza ci vuole adesso, trent’anni dopo! e sono più vecchio, Signore… e se non me la dai Tu, questa forza, chi me la potrà dare? chi me la potrà dare??? io di certo da solo non ne ho la capacità, Tu stesso l’hai detto: senza di Me non potete far niente. Non hai detto: potete fare poco, oppure qualcosa, così così. Hai detto: niente. Se Tu sei tutto, fuori di Te non ci può essere che il niente. Gesù mio, dacci la forza, un poco appena della forza che hai dato ai martiri di duemila anni per la fede cristiana, il coraggio, la pazienza con me stesso, dentro la mia povera giornata, il lento martirio della quotidianità. Sono davvero un pover’uomo Signore, senza di Te non posso far nulla davvero, ma davvero, è proprio così. E al tempo stesso… al tempo stesso…. dici che siamo chiamati, ciascuno di noi per nome, fin dall’eternità, ad essere il tuo Tempio, dove la tua gioia è scendere e prendere possesso, a questa dignità chiami anche me, a esserti figlio… che immensa fiducia in me, che tenerezza incalcolabile. E verrebbe da dire: ma Signore…. io???? ma stai scherzando? ma hai visto bene? hai visto bene chi sono? ma ti rendi conto che chiami ad essere tuo Tempio un misero impasto di cenere e sabbia? Tu, che ti fai chiamare da me: Padre. Siamo imparentati! legati, Tu ed io, Tu e tutti noi, per sempre, e la tua gioia è scendere in noi. Signore, fa’ che io riesca a farmi spazio per Te, sempre di più, in modo più autentico di adesso, e a metterti al solo posto che è tuo, cioè il primo, affinché io sia autentico, affinché io sia tuo, io in Te e Tu in me. Ma allora dammi la forza per tutto questo, perché io ho debolezza e paura, incoerenza e fragilità, e non ho le forze per farlo. Signore, cosa mi chiedi? a quale amore mi chiami? Se Tu non me ne dai la forza, io da solo…. Fai Tu, Signore, pensaci Tu, fai Tu, perché io mi affido a Te, ho abbastanza anni da sapere che fuori di questo non c’è speranza, ma al tempo stesso, proprio per questa mia esperienza deludente di me, so anche che non sono pronto, e non lo sarò mai se Tu non mi sorreggi. Fammi capire bene cosa mi chiedi nel tempo che resta, ma al tempo stesso dammi la tua pace, almeno un’ombra dammene, per fare ciò che mi chiedi, perché la paura è paura, la perseveranza è difficile, e senza di Te e senza la tua pace io non ce la farò mai. Io lo so che ciò che mi attende non può essere che la salita di un calvario, alla mia età le cose in sostanza ormai si sanno, se appena ci si guarda un po’ dentro, e si fa un bilancio, e il bilancio non torna mai esatto, e ho paura, te lo confesso, come si parla a un padre e a una madre. La vita è stata splendida, ma ora vivere sta diventando un esilio, sempre più ogni giorno che passa, e so che è giusta Quaresima, è giusta e necessaria purificazione, ed è come se a poco a poco si stesse facendo il vuoto intorno, il deserto dell’essenzialità. Non è facile attraversare il deserto, specie se si è già provati da un viaggio che è stato lungo e mai facile, che ha lasciato ferite che ancora fanno male. Allontana questa paura, o Dio, dammi, ancora, la pazienza e il coraggio, togliendo quell’orgoglio che non vuol mai finire. Bisogna essere umili per avere quel coraggio e quella perseveranza che servono per fare la tua volontà e non la nostra, le mie scelte di comodo e di compromesso, ci vuole l’umiltà, “perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Nell’umiltà c’è tutto, la perseveranza, il coraggio, il bene, l’amore che cade sotto la croce ma che non tradisce mai e che non si tira indietro, o almeno cerca, ci prova, fa quello che può, e se Tu lo vuoi, tutto può. L’umiltà di Maria è stata la sua grandezza. Maria, Madre nostra, dammi anche appena un po’ della tua umiltà e sarò un uomo più coraggioso e paziente nell’inevitabile calvario dei giorni e degli anni che restano, sarò un uomo, semplicemente un uomo, un cristiano, un uomo che prega.

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