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Ma ….

16 novembre 2010

Sempre proseguendo sul tema del film, mi sto chiedendo: “Ma io? Ma noi?”

Andiamo ai “piccoli martiiri”, andiamo a quelli che dicono “togliti di lì!”, andiamo alle calunnie/cattiverie ricevute da chi ha ricevuto solo del bene, andiamo alle incomprensioni, andiamo al nostro “perdere la faccia” … come ne usciremmo o come ne siamo usciti?

Siamo rimasti al nostro posto oppure abbiamo sbattuto la porta sdegnati?

Le persone inopportune (quelle che danno fastidio e che dicono sempre le stesso cose) come le trattiamo?

Quelli che non sanno nulla e non sono brillanti/di successo sono nella nostra top ten (giusto per fare riferimento alle beatitudini)?

Per noi cristiani che abitano in Italia non è questione di essere trucidati fisicamente, ma è questione di mostrare la propria faccia a quelli che non la vorrebbero più vedere e che – per raggiungere questo – mettono in atto violenze non sanguinarie, ma violenze psicologiche.

Zaccheo … Il Vangelo di oggi parla – di nuovo – di Zaccheo che la faccia ce l’ha rimessa proprio tutta. Un Zaccheo che ha dovuto “salire sull’albero” (che fatica) per vedere Gesù perchè davanti a lui c’era un muro.

Allora quanti martiri facciamo per indifferenza, supponenza, difesa della propria dignità? Quanti sono quelli che si disperdono perchè noi, arrabbiati per cattiverie subite, ci ribelliamo con un “Arrangiatevi!!!”

Quanti hanno abbandonato il proprio posto perchè “non gratificante”?

Il martirio è anche questo, la fedeltà a Dio e agli uomini nel piccolo, nel quotidiano ed anche nella più frequente delle scuse “ma non ho tempo!!!”

Ci sono martiri, oggi, che nessuno se li fila e sono quelli che si lasciano spezzare e mangiare dal prossimo, sia da quello che chiede sempre senza mai dare, sia da quello che prende e pretende, sia da quello che prende a sberle e che insulta, sia da “quello” in genere che non è tra quelli che noi vorremmo.

Il grandi martiri sono lo specchio dei piccoli martiri (e nascosti) che sono disseminati nella nostra casa, parrocchia, ufficio, città … sempre presenti e sempre pronti a dare anche quando sanno che gli verrà ritornato uno schiaffone (se va bene).

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4 commenti leave one →
  1. romeo permalink
    16 novembre 2010 14:08

    Aggiungo solo un piccolo commento a quanto tu hai illustrato “è dando che si riceve” forse non in termini monetari ma sicuramente si impara una cosa ancora molto sconosciuta, nonostante gli insegnamenti di Gesù, a PERDONARE/SI ed AMARE/SI.
    Grazie. Ciao.
    Romeo.

    • 16 novembre 2010 17:53

      Sì, è il miracolo del non-odio e quel chiedersi, con pena, “ma come mai? ma perchè? Cosa è successo a questo uomini per diventare assassini?” …
      Perchè la mostruosità umana in queste tragedie trova nel cristiano una rabbia che è pena, ma non condanna … tremando per loro il giorno in cui si renderanno conto di quello che hanno fatto.
      Il perdono è sempre quello, è sempre quello di Gesù.

      Tra l’altro proprio il titolo originale del film l’ho proprio letto come “Degli uomini e degli dei” … ovvero uomini che seguono Dio e uomini che seguono altri “dei”. I monaci erano (anzi sono) uomini che seguono Dio, mentre i loro assassini sono uomini che seguono altri dei.

      Ciao Romeo

  2. 19 novembre 2010 20:20

    “Il grandi martiri sono lo specchio dei piccoli martiri (e nascosti) che sono disseminati nella nostra casa, parrocchia, ufficio, città … “.
    … e indicano anche la misura della propria donazione e della propria libertà.
    Grazie, Anna! Tanino

  3. Nicodemo (di notte) permalink*
    20 novembre 2010 10:08

    Sì, spesso non ci accorgiamo di tanti testimoni-martiri che ci accompagnano tutti i giorni.
    Sarebbe bello provare a riconoscerli.
    Grazie a tutti

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