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Uomini di Dio – Des hommes et des dieux

9 novembre 2010

Io ho detto: «Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo,
ma certo morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti».
Sal 82, 6-7 – citato in Gv 10, 34

Foto dei monaci di Tibhirine, dal film Uomini di Dio

Degli uomini e degli dèi, secondo la traduzione letterale dal titolo in francese, è il film che è uscito alla fine di ottobre nelle sale cinematografiche italiane. Sono andato a vederlo con i miei 2 figli maggiori (7 e 10 anni).

All’inizio del film compare la citazione tratta dal salmo 82, che ci riporta alle radici fondamentali della nostra esistenza: veniamo tutti da Dio e siamo destinati a ritornarvi.
La nostra esistenza si snoda tra la nascita e la morte, ed è fatta per lo più da azioni comuni a tutti gli uomini.
Il film del regista Xavier Beauvois racconta la vita semplice dei monaci nel villaggio di Tibhirine (significa “piccolo giardino” in lingua cabila) in Algeria; una vita che è il risultato di precise scelte personali di ognuno dei monaci, che sono come i tasselli di un piccolo e bellissimo mosaico di pace, inserito in un contesto di guerra e violenza.

In passato mi aveva affascinato la storia di questi uomini e ne avevo parlato in un post dedicato alla giornata dei missionari martiri che ricorre il 24 marzo di ogni anno. Poi avevo saputo, dal festival di Cannes, dell’uscita di questo film che ha riportato alla luce la loro storia, e ne aspettavo l’edizione italiana.

Il film, che in Francia ha avuto un grande successo di pubblico, secondo me è stato realizzato  con una prospettiva “laica” ma che ha saputo cogliere gli elementi essenziali della vita dei monaci: dedizione ai poveri, preghiera, fedeltà alle scelte, umanità, perseveranza, ricerca della pace, in sintesi FEDE-SPERANZA-CARITA’.

Foto originale dei monaci di Tibhirine

La vita quotidiana di ognuno è fatta di piccole cose, ma dietro ci stanno delle scelte ben precise; anche i dubbi e le debolezze umane fanno parte di questo, ma sono sempre inserite in un contesto di fede vissuta.
Bellissimi e senza bisogno di commenti i momenti di preghiera cantati, soprattutto quello del Natale.
Gli attori sono tutti molto bravi ed espressivi: durante il pranzo sulle note del “Lago dei cigni” il volto di ognuno dice chiaramente quello che sarebbe impossibile da dire con le parole.

Piccola chicca che personalmente ho notato: Carlo Carretto, un testimone che io ho riscoperto da poco, viene citato nella lettura di un suo articolo, durante il pranzo comunitario, nella prima parte del film.

Lascio ora spazio ai due figli che hanno visto con me il film.

Luca:
Mi è piaciuto molto, l’unica cosa è che non c’era molta azione.
I miei personaggi preferiti sono Christian, perchè un mio amico si chiama così, e Luc perchè anche io mi chiamo così e da grande anche io vorrei fare il medico.
La scena che mi è piaciuta di più è la notte di Natale, quando Christian ed il capo terrorista si sono dati la mano.

Simone:
Mi è piaciuta la scena con la musica del “Lago dei Cigni”, che ho riconosciuto subito.
La fine, quando nevicava, mi è piaciuta molto.
Secondo me era troppo lungo.

PS:
Per chi si chiedesse come ho fatto a portare due bambini a vedere un film di questo genere, posso dire che ho parlato loro della storia dei monaci di Tibhirine, ho cercato di interessarli, ecc. ecc.
Devo anche ammettere che ho fatto questo baratto: prima i figli mi hanno portato a vedere un film di animazione di loro scelta (Cattivissimo me), poi abbiamo visto Uomini di Dio, in seguito di comune accordo andremo a vedere “Il viaggio del veliero”, la prossima uscita del film tratto dalle “Cronache di Narnia”.
😉

Credits:
Devo ringraziare per le foto, che sono prese dal blog di Luigi Locatelli, da una recensione del film che condivido abbastanza. Grazie

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10 commenti leave one →
  1. don Andrea permalink
    11 novembre 2010 22:27

    Mi dispiace solo di non aver avuto la possibilità di andarlo a vedere!
    Mi hanno detto molti dei miei confratelli che meritava veramente tanto ma… come va il mondo lo sappiamo: Harry Potter starà nelle sale per almeno un mese, mentre questo film è rimasto nelle sale si e no una settimana circa (nella mia città oltretutto nella Sala più brutta e poco frequentata che esiste)!

    • Nicodemo (di notte) permalink*
      12 novembre 2010 21:12

      Vero, ma uscirà presto su dvd, devi solo pazientare (o cercare nei dintorni una sala che lo abbia in programmazione).

      • don Andrea permalink
        15 novembre 2010 23:24

        Hai ragione, ma al cinema è sempre tutta un’altra cosa 🙂
        Comunque credo che mi leggerò il libro. Mi ha detto un mio collega che è molto bello e merita tantissimo.

  2. 14 novembre 2010 21:04

    Bella questa cronaca familiare attorno all’evento film.
    E il commento lasciato ai ragazzi.

    Qual è il loro commento raffrontando il film che piaceva a loro di animazione e questo? Gli hai fatto fare un confronto sui generi diversi, cosa gli piace in uno e cosa trovano nell’altro?

    • Nicodemo (di notte) permalink*
      15 novembre 2010 20:33

      Rispondono i ragazzi

      Simone:
      uno è un film di animazione, l’altro un film “normale”, cioè di una storia vera.
      In cattivissimo me si ride moltissimo, nell’altro si ride poco.

      Luca:
      in cattivissimo me (il titolo del film) c’era molta azione, nell’altro no, però era molto riflessivo.

  3. 16 novembre 2010 08:04

    Ho aspettato un pochino a commentare perchè volevo provare a me stessa che quanto mi ha suggerito questa storia (ma ce ne sono tante altre molto simili anche se non vengono messe su pellicola) non fosse frutto di una falsa emotività.

    Ogni volta che sento parlare di martirio mi vengono i brividi anche perchè pare che il martirio – secondo alcuni (e sono quasi arrivata allo scontro duro) – sia bellezza di Dio, cosa che io contesto con ogni forza.

    I bambini, sì, i bambini danno la giusta dimensione della situazione.
    Né l’uno, né l’altro dei tuoi bimbi ha visto il brutto, la tragedia, la sofferenza fisica e hanno colto – invece – la bellezza di Dio (quella vera) che sta prima dello sterminio dei questi poveri monaci.

    La bellezza della vita di questi monaci che mette in ultimo piano la tragedia, non la vede proprio. Un desiderio di essere come loro, di fare come loro …
    Il martirio allontana, la santità attira.
    Se poi la santità (espressa con amore umano, come difesa dei piccoli) arriva al martirio, bè … può succedere, ma non sempre.

    Il bene irrita il male in modo esagerato, ma il bene negli occhi e nel cuore vede il male e lo considera minimo rispetto all’esagerazione del bene.

    I bambini hanno visto la bellezza, mentre gli adulti hanno solo visto la pena, la tragedia, lo sgomento … perchè?

    Forse perchè gli adulti si aspettano il successo di quanto si fa, mentre ai bambini interessa solo fare al di là del successo o meno?

    O forse perchè i bambini nella loro forza di vita, vedono sempre e solo il bello ed il buono?

    Forse è questo che significa “tornare come bambini”.

    Non andrò a vedere questo film (ce ne sono tanti ancora in atto e sono tutti al reale), ma il martirio lo vedo come bruttura umana che risponde in modo violento alla bellezza divina, quindi … cose di tutti i giorni.

    Se guardiamo al martirio nessuno si muove, certo ci si inchina ai martiri, ma nessuno si muove (siamo sinceri), ma se guardiamo all’amore dato da questi monaci allora tutti si muovono nel piccolo e nel grande.

    So si essere una voce “fuori dal coro”, ma questa è la tenerezza che nutro per tutti i martiri (anche quelli in vita).

  4. ROMEO permalink
    16 novembre 2010 09:00

    Io penso, cara Anna, che tu hai centrato uno dei problemi delle attuali e prossime generazioni, il mondo sta cercando in modo naturalmente occulto di deviare questa energia potenziale che viene dai “giovani” facendoli diventare prima possibile adulti frenando così la loro naturale predisposizione alla ricerca spirituale ed al Libero Amore.
    Oggi possiamo vedere bambini che parlano già da adulti (tutto è finalizzato ad un interesse personale o al proprio ceppo familiare o al limite al proprio gruppo o comunità) sono ciè già vecchi sclerotizzati da un sistema che ormai li hanno imprigionati ed in alcuni casi in una prigione d’oro ma sempre di prigione si parla. Ci sono, per Grazia Divina, degli adulti che hanno un spirito “giovane” che cercano, bussano e trovano la varità e questi molto probabilmente sono o saranno i futuri martiri.
    Ringrazio Gesù perchè se ora posso commentare con Voi questi pensieri lo devo alla sua quotidiana e silenziosa presenza ma, Lui vive in me come vive in tutti Voi, cari fratelli, e quindi ringrazio anche Voi.
    Romeo.

  5. 16 novembre 2010 11:01

    Già, Romeo, mettiamo davanti agli occhi il martirio prima ancora del bene che ha portato al martirio perchè intollerabile dal male.

    Purtroppo ho notato spesso che ci si sofferma alla morte (fisica o morale) di martiri, ma non ci sofferma della vita che hanno ridato a tante persone prima di morire, la testardaggine di fare ed essere bene nonostante tutto.

    La vita dei martiri dovremmo guardare e non solo la loro morte e guardando alla loro vita non è possibile rimanere muti o mossi da sola pietà: in automatico parte un “provaci anche tu”.

    Non è Dio dei morti, ma se morte avviene per mostruosità umana, la risonanza della vita dei martiri è davvero luce del mondo e sale della terra … la morte non disperde il bene, ci tenta, ma non lo disperde.

    Dai nostri bambini dovremmo ritornare a guardare al bene sempre e comunque, pur essendo molto realisti e concreti della presenza di un male che – temo – abiti in noi e non fuori di noi.

    Ciao Romeo

  6. Nicodemo (di notte) permalink*
    17 novembre 2010 23:30

    Il significato originale della parola martire, dal greco, è TESTIMONE.
    Nella storia della Chiesa la testimonianza della fede in Gesù Cristo aveva come conseguenza la morte, e per questo il martirio è comunemente associato all’idea di sofferenza e morte.
    Anche oggi, per esempio in India o in Irak, i cristiani vengono uccisi a motivo della loro testimonianza.

  7. 17 novembre 2010 23:38

    Bè, ci sono martiiri e martiiri.
    Ma ad ogni martire che guardo vedo solo la sua vita e non la sua morte, la sua testimonianza in vita e nella morte.

    Ma a proposito di martiri indiani (che sono tantissimi) mi sono sempre chiesta come mai Madre Teresa di Calcutta non ha mai dovuto temere nulla sotto questo aspetto.

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