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Memoria da servo inutile

6 ottobre 2010

Una favola … forse …

Un ricordo … forse

Una spiegazione … forse

Senza immagini questa “storia” (inventata), perchè le stesse parole sono immagini … forse.

Un caldo dell’accidenti faceva quel giorno.

Noi eravamo nei campi, come al solito, a fare il nostro lavoro.

Il padrone non c’era perché si era allontanato per un viaggio di lavoro, ma noi – che amavamo un sacco il nostro padrone – lavoravamo come se lui fosse stato alla finestra a guardarci – spero – sorridendo e volendoci bene.

Io, poi, – lo confesso – ogni tanto e senza smettere di lavorare guardavo verso quella finestra sperando di vederlo e sperando che vedesse tutto il mio sorriso sudato e impolverato.

Bè, mica era bello ‘sto sorriso, così conciato, ma tanto lui non mi vedeva ed osavo.

Ebbene sì, lo confesso, lavoravo come matto e a volte stuzzicavo gli altri, ma c’erano tante cose da fare …

Ci davo dentro e non ci credevo troppo a quelli che dicevano di “non stare bene” … sì, insomma a quelli che “marcavano visita” … ai “lazzaroni” di professione.

Poi un giorno il padrone è tornato verso mezzogiorno, il momento in cui noi “staccavamo”un po’ per mangiare.

All’improvviso è arrivato il “servo di casa”, quello che si occupava di cibarie e tutto il resto, e corre verso di me.

Ho pensato: “Ma dove cavolo va, sto cretino, Il Padrone è in casa,  magari ha bisogno e lui viene qui e viene qui da me, pure”.

Quando è stato vicino, tutto bello sudato (così impara ecco e sa che la sua è una bella vita in casa ed al fresco) mi dice:

“Corri, il padrone ti chiama e vuole vederti subito”.

Ho sbuffato, cavolo se ho sbuffato, ma proprio adesso? Proprio adesso che mi sono concesso un quarto d’ora di riposo. Uè, va bene tutto, voglio un gran bene al mio padrone, ma accidenti non poteva aspettare un attimo, ho da fare e sono stanco.

Mi sono girate, eccome se mi sono girate.

I miei fratelli servi mi guardavano storto per la reazione e pareva mi dicessero “Beccati questo, perfettivo rompiscatole”.

Comunque sia, borbottando, sudando e recriminando ho seguito il servo di corsa (malefico!!! Almeno avesse camminato … e no, correva lui … bello fresco di casa).

Sono entrato in casa ed il padrone era là ad attendermi con una faccia che non vi dico.

O almeno, pareva furente (magari gli era andato qualcosa di storto), ma anche divertito.

Davanti a quella faccia mi sono innervosito ancora di più … sì bé, insomma, io stavo lavorando per lui, almeno un sorriso, almeno uno “scusa” come sempre faceva.

Ho pensato di aver fatti qualche malefatta, ma no … avevo fatto tutto bene e quindi? Che cosa voleva da me?

Mi guarda fisso negli occhi (che radiografia gente, ma ha degli occhi che te li raccomando) e mi  dice:

“Lavati le mani, preparami da mangiare e servimi”

E’èèèèèèèèèèèè??????????

Ma siamo fuori? (ho pensato, mica l’ho detto) … Ne hai qui 10 in casa belli freschi e “preposti”-  (wow, come parlo bene) – a quello, e vieni a chiamare me che ero nei campi e sono stanco come un asino?

Ma sei lo stesso padrone che è partito oppure ti han fatto il lavaggio del cervello strada facendo?

Comunque sia, lo guardo storto e vado e faccio tutto … ovviamente dicendogliene (nella mente) di tutti i colori.

Per me ora ha esagerato, davvero ha esagerato il mio padrone. Ah, ‘sti padroni, gli dai un braccio e loro si prendono tutto il resto. Che pazienza!!!

Gli altri servi di casa, mi guardavano e ridevano ed io li avrei volentieri inforcati con tutto quello che avevo tra le mani.

Ma di là c’era il padrone “girato” e pure di fretta (mi aveva detto un bel “sbrigati” prima di impartirmi l’ordine più scemo ed ingiusto mai sentito).

Prepararo tutto, comunque, e poi lo servo (pure quello).

Poi sto lì … ah, questa volta aspetto almeno un “grazie” e sto lì imbronciato come un mulo a cui hanno pestato la coda.

Lui, mi tiene lì, mi guarda, e – poi – mi rispedisce nei campi e pure di corsa.

Al che mi sono ribellato, ho sfidato le frustate, e mi sono ribellato. Ué, schiavo sì, ma – che diamine – un po’ di dignità.

E tutto quello che avevo dentro gliel’ho servito proprio come il pasto di prima … che si mangi questo adesso! Oh …là!

Lui si tira indietro con le spalle e mi dice:

“Ma tu sei un servo o no?”

Ovvio che gli rispondo di sì.

“E quindi?”

Gli rispondo: “quindi che?” (la mia mamma mi ha detto che è cattiva educazione rispondere ad una domanda con una domanda, ma ero furioso)

Mi risponde lui con  una faccia da “tirasberle”:

“Quindi mi devi servire, no?”

Io rispondo diventando rosso dalla rabbia “E che ho fatto sino ad ora? Non ho forse lavorato nei campi fino a spezzarmi la schiena? Non ho fatto di più di quello che comandavi? Non ho ubbidito  a quest’ultimo tuo ordine così ingiusto? Ho fatto tutto e tu neppure un grazie … niente! Capricci da padrone? Guarda che qui non raccogliamo fragoline di bosco!”

Lui si alza minaccioso (ohi, ohi, quando fa così,  fa paura anche a me) e mi dice:

“Bene, allora sappi che sei un servo inutile ed hai reso inutile tutto quello che hai fatto con le tue recriminazioni sui tuoi fratelli, il tuo pensare sempre male, il tuo pensare di essere il “bravo” in assoluto, il “martire dell’amore”. Sei inutile, proprio inutile e hai reso inutile tutto. Hai fatto solo il tuo dovere, nulla di più e lo hai fatto per te stesso, non per me: non mi hai amato come avrei voluto. Ma tu ami me, o ami le mie cose? E se ami me, come puoi sentirti al di sopra di tutti? E se mi ami davvero, dovrebbe essere una gioia – pur stanco qual sei – a servirmi qui o no?”

Cappero, ha ragione … come al solito ha ragione, ma io non cedo … ecco non cedo e lo guardo di sbieco.

Lui questa volta ride (o santo cielo, è andato fuori di testa di brutto!!!) e mi dice:

“Per punizione, ogni qual volta io sono in viaggio, quando” stacchi” per mangiare e riposarti invece che stare lì all’ombra di qualche alberello a bearti, corri qui a casa e ci stai scrutando l’orizzone;  alla sera poi, quando vorrai andare a dormire, starai – invece – sveglio ad aspettarmi”

Ho pensato “Coooooooosa? Ma va bene, me lo sono cercato, meglio questo che le frustate”.

Il giorno dopo, manco farlo apposta, parte di nuovo (ma stare un po’ fermo no?) e non dice quando torna, se di giorno o di notte …. Parte e basta.

Ed inizia il mio inferno … accidenti se è dura … però gli voglio bene davvero a ‘sto padrone fuori di testa e così sorprendente!!!!!

Arriva una mattina all’alba tutto sorridente e contento … io no, io ho le occhiaie che mi arrivano ai piedi e non so come farò a stare nei campi oggi dopo 15 giorni di questa vita.

Mi guarda con uno sguardo che mi passa tutta la stanchezza, mi si scioglie il cuore e …. Ma che vada all’inferno tutto, se lui mi vuole lì, sto lì; se lui mi vuole là, sto là … tutti i miei fratelli sono bravi, attenti e generosi … capiranno (forse hanno già capito e magari prima di me).

Mi guarda con quello sguardo, mi si avvicina (e mi sciolgo tutto), mi abbraccia e mi dice: “Vai a lavarti, profumati e siedi a tavola: oggi ti servo io, ti servo personalmente”

E così ha fatto …. Anzi mi ha lavato lui stesso i piedi, mettendosi in ginocchio.

Da allora, quando lui parte, lo aspetto sempre di notte, gli faccio trovare le luci accese di casa, servo addirittura i miei fratelli servi e …. non me ne importa un accidenti di niente,  perché tutto è molto più leggero, tutto è più leggero al ricordo di quell’alba luminosa.

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3 commenti leave one →
  1. Nicodemo (di notte) permalink*
    13 ottobre 2010 22:00

    Bella storia Anna, mi pare di averne già sentita una simile.
    Secondo me dovreste, tu e Tanino, scrivere qualcosa a 4 mani, che ne dici ?

  2. 13 ottobre 2010 23:28

    Potrebbe essere un’idea, ma perché non scriverla a 6 mani? Anche le tue non scherzano nel tocco.

    Comunque, non si sa come e perché, forse lo stiamo già facendo … un po’ come i 3 moschettieri: “UNO” per tutti e tutti per “UNO” … o no?

    Grazie Nicodemo …

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