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Diminuire per crescere

4 ottobre 2010

Commento al Vangelo del 3 ottobre 2010, XXVII domenica del tempo ordinario (anno C)

+  Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,5-10)
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Parola del Signore

Accresci la mia fede !
Tutto parte da questa semplice domanda che i discepoli rivolgono a Gesù. Certamente essi si aspettano una serie di indicazioni pratiche, invece ricevono un esempio dell’atteggiamento con cui si devono fare le cose: come servi, e per di più inutili.
Questo non vuol dire che mi devo rassegnare alla mia piccolezza ed alla mia inutilità, ma mi fa mettere nella giusta dimensione le opere che io compio : sono le opere Dio stesso compie attraverso di me, ed io non sono altro che uno strumento , un servo.

Per crescere nella fede devo saper dimuire in tutto quello che mi impedisce di avere un rapporto vero con Gesù.
Solo così si possono compiere azioni che mi sembrano impossibili, ma diventano reali perchè sono compiute da Dio attraverso di me.

Una massima di Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù, era questa: “Fa come se tutto dipendesse da te, aspettati come se tutto dipendesse da Dio“. Il suo significato, duplice significato: impegnati senza avere aspettative e tutto quel che ti giungerà sarà comunque buona cosa, perchè proverrà da Dio

Sto leggendo (per la seconda volta) “Lettere dal deserto”, un libro di Carlo Carretto, del quale ricorre in questi giorni l’anniversario dei 100 anni dalla sua nascita.
Riporto un brano del libro.

Per molti anni avevo pensato di essere “qualcuno”nella Chiesa. Avevo perfino immaginato questo sacro edificio vivente come un tempio sostenuto da molte colonne piccole e grandi e sotto ogni colonna la spalla di un cristiano.
Anche sulle mie pensavo gravasse una sia pur piccola colonna.
A forza di ripetere che Dio aveva bisogno degli uomini e che la Chiesa aveva bisogno di militanti, vi avevamo creduto.
L’edificio gravava sulle nostre spalle.
Iddio, dopo aver creato il mondo, s’era messo a riposo; il Cristo, fondata la Chiesa, era scomparso nel Cielo. Tutto il lavoro era restato a noi, alla Chiesa. Soprattutto noi dell’Azione Cattolica eravamo i veri facchini, che sostenevano il peso della giornata.
Con questa mentalità non ero più stato capace d’andare in vacanza; anche la notte mi sentivo militante. Ed era tanto il lavoro, che, per espletarlo, il tempo non era più sufficiente. Si procedeva sempre di corsa da un impegno all’altro, da una adunanza all’altra, da una città all’altra.
La preghiera era affrettata, i discorsi concitati, il cuore agitato.
Siccome tutto dipendeva da noi e il tutto andava così male, si aveva ben ragione di essere inquieti.
Ma chi si era accorto di ciò? Sembrava sì giusta e sì vera la via dell’azione!
Già da piccoli s’era incominciato col ritornello: “Primi in tutto per l’onore di Cristo Re”; quindi, diventati giovani: “Tu sei guida”; diventati adulti: “Sei un responsabile, sei un capo, sei un apostolo”… A forza di essere “qualcosa” sempre, la piega dell’anima era stata presa; e le parole di Gesù: “Voi siete servi inutili”, “Senza di me non potete far nulla”, “Chi di voi vuol essere il primo sia l’ultimo” sembravano dettate per altra gente, per altri tempi; e scorrevano sulla pietra dell’anima senza più intaccarla, bagnarla, ammorbidirla.
È caratteristica la parabola della mia vita. Il mio primo maestro mi aveva detto: “Primo in tutto per l’onore di Cristo Re”; e l’ultimo, Charles de Foucauld, mi aveva suggerito: “Ultimo di tutti per l’amore di Gesù Crocifisso”.
Eppure può darsi che tutti e due avessero ragione e che il colpevole fossi io a non capire bene la lezione.
In ogni caso ora ero là, in ginocchio, sulla sabbia della grotta che aveva preso le dimensioni della Chiesa stessa; e sentivo sulle mie spalle la famosa colonnina del militante. Forse era questo il momento di vederci chiaro.
Mi trassi indietro di colpo, come per liberarmi da quel peso. Che cosa avvenne? Tutto rimase al suo posto, immobile. Non una scalfittura nella volta, non uno scricchiolio.
Dopo venticinque anni mi ero accorto che sulle mie spalle non gravava proprio niente e che la colonna era falsa, posticcia, irreale, creata dalla mia fantasia, dalla mia vanità.
Avevo camminato, corso, pedalato, organizzato, lavorato, credendo di sostenere qualcosa; e in reltà avevo sostenuto proprio nulla.
Il peso del mondo era tutto su Cristo Crocifisso. Io ero nulla, proprio nulla.
Ce n’era voluto a credere alle parole di Gesù che da duemiola anni mi aveva già detto: “Voi, quando avete fatto tutto ciò che vi è stato comandato dite: Siamo servi inutili, perché abbiamo solo fatto il nostro dovere” (Lc 17, 10).
Servi inutili !

Carlo Carretto – Lettere dal deserto

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7 commenti leave one →
  1. ROMEO permalink
    5 ottobre 2010 14:21

    ” O Signore fai di me il Tuo strumento…… sono le parole di una bellissima canzone di San Francesco che abbiamo festeggiato il 4 di questo mese che proprio ben si intona al brano del Vangelo appena letto.
    Francesco,cercando di seguire l’esempio vivente di Gesù, si è impoverito di tutto a cominciare dai beni terreni fino a riuscire a fronteggiare e con l’aiuto di Gesù e la forza interiore di volontà rappresentata da Giovanni Battista a dominare quelle forze che dominano la terra, orgoglio, ingordigia, fame e sete, sesso ecc….La forza interiore del Giovanni Battista però non è sufficiente occorre affidarsi all’Amore (GESU’) è SOLO L’AMORE che può trasformare le forze e quindi anche noi, affidandosi, possiamo diventare strumenti dell’Amore.
    D’altronde il Battista non ha forse ammesso “bisogna che io diminuisca e che Lui cresca in me” dimostrando quell’intesa che era avvenuta gia nel grembo delle proprie madri. Gesù a riguardo del Battista dice “nessun uomo nato da donna è più grande ma il più piccolo in cielo è più grande del Battista”.Giovanni Battista prepara le persone predisposte alla Verità le indirizza per il sentiero che porta da Gesù. Anche lui come San Francesco si è fatto strumento dell’Amore anche se, troppo ligio al proprio compito, non ha seguito Gesù come hanno fatto, nel bene e nel male gli apostoli. Gesù stesso si è fatto STRUMENTO (servo come anche Maria) del PADRE per manifestare l’AMORE fino alla fine dei tempi “Resterò con Voi fino alla consumazione dei tempi”. La nostra fede deve verramente credere a questa promessa per superare tutte le prove della vita ed inalzarsi sempre di più con l’anima sempre di più rivolta alla patria celeste.
    Grazie a Gesù e Maria, grazie a tutti i fratelli che contribuiscono con i loro pensieri ad essere strumenti dell’Amore del Padre; Grazie a tutti gli esseri viventi perchè anche loro danno testimonianza della presenza di Dio.
    Romeo.

  2. 5 ottobre 2010 21:15

    “Primo in tutto per l’onore di Cristo Re”; e l’ultimo, Charles de Foucauld, mi aveva suggerito: “Ultimo di tutti per l’amore di Gesù Crocifisso”.

    Forse la verità sta nel mezzo, in quel tenere il lume sempre sul candelabro, sia che tu sia primo, sia che tu sia ultimo.

  3. 10 ottobre 2010 15:40

    Grazie Nicodemo! Proprio tre giorni fa ero accanto a uno che si prepara a morire e mi ha confidato: “Se Dio facesse il miracolo di darmi altri giorni di vita, vivrei diversamente”.
    Gli chiesi come mai parlasse così, proprio lui che ha fatto battaglie di ogni tipo, che instancabilmente ha lavorato per la chiesa con pubblicazioni e conferenze, che non ha tenuto niente per sè pur di donarsi agli altri, che ha educato i figli in modo eccellente…
    Lui, con un filo di voce mi ha detto: “Vedi nel fare tutte queste cose c’era la mia volontà. Credevo che il regno di Dio dipendesse da me. Ora so che il regno di Dio è Lui, ed è vivo. Basta che io sia in lui. Ci voleva una vita per arrivare a questo. Il regno di Dio è il rapporto che abbiamo con Dio e soltanto in perfetta sintonia con lui riusciamo a capire le cose che veramente lui vuole che facciamo”.
    Silenzio. Sacro silenzio. In quella stanza carica di libri e fascicoli di conferenze, di pubblicazioni, di carte tutte ordinate, quel corpo morente mi stava consegnando l’opera più importante: cercare la volontà di Dio, non la nostra, pur buona che sia.
    Ecco perchè leggendo quello che riporti di Carretto, viene da inginocchiarmi di fronte alla forze della verità che distrugge le religioni che noi ci creiamo, lasciandoci semplicemente nell’integra innocenza di figli davanti al Creatore.
    Grazie! Tanino

    • ROMEO permalink
      11 ottobre 2010 17:01

      Grazie Tanino;
      questa tua esperienza di vita mi fa comprendere quanto Grande è l’Opera di Salvezza di Gesù e quanto piccola è la mia mente.
      Ancora Grazie! Ciao. A presto!
      Romeo.

    • Nicodemo (di notte) permalink*
      13 ottobre 2010 21:57

      La nostra vita è una continua ricerca di senso, non importa quando ci vuole per capire che il senso di tutto sta in Cristo, l’importante è arrivarci

  4. 19 ottobre 2010 19:59

    Ciao, ti risposto anche dalla Primaparola
    http://laprimaparola.splinder.com/post/23462042/pedagogia-damore

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