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Accenni ed azzardi

12 settembre 2010

Uscire per cercare

Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?

Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.


Stare in casa ad accogliere

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?

Ambedue i figli sono nell’errore, ma non quello che si pensa, bensì quello della convenienza. Neppure il figlio che torna parla di amore, ma parla solo di convenienza.

Strana la contrapposizione tra il lasciare le 99 pecore ed uscire a cercare quella perduta, con lo spazzare la  casa per trovare la moneta.

Il figlio che si è perso, non è quello scapestrato, ma quello che era in casa, quello che ha sempre ubbidito ed è per questo che il padre è uscito (pur rimanendo nella sua proprietà).

Quello scapestrato è stato solo atteso ed accolto, ma anche lui dovrà fare l’altro passo che ha fatto – poi – il fratello maggiore: imparare ad amare e a non pretendere.

Quelli che si perdono non sempre sono quelli che si allontanano, ma sono quelli che rimangono con il cuore sbagliato.

Un altro accenno …

Nè la pecore, né la moneta sono tornate da sé al loro posto, come né il figlio scapestrato, né il figlio maggiore ci sono arrivati da sé alla conversione (il ritorno del figlio giovane era dettato- come ho detto – dalla convenienza e ha dato per scontato il perdono del padre come l’altro ha dato per scontato che valeva  più del figlio più giovane): pecore, monete e figli sono tutti guidati da un amore immenso che cura e si preoccupa anche e soprattutto per quelli che sono “in casa”.

Ho solo accennato perché il tempo non è molto … non è neppure una lettura “ortodossa” di questo Vangelo, ma credo che ne valga la pena valutare anche questi aspetti.

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5 commenti leave one →
  1. 13 settembre 2010 21:24

    Il figlio che si era perduto non era sicuro che il padre lo avrebbe perdonato. Si prostrò per essere considerato non più come un figlio, ma come un qualsiasi garzone, se il padre lo avesse desiderato. Niente, non era più niente. Invece il padre lo aspettava, e capovolse ogni aspettativa del tempo. E fece festa, perché lui era la pecorella che si era smarrita.

    Grazie ciao

  2. Nicodemo (di notte) permalink*
    13 settembre 2010 22:28

    Si tratta di un Vangelo pieno di movimenti:
    il pastore che va in cerca della pecora perduta, la donna che mette a soqquadro la casa, il figlio che va e ritorna.
    Insomma, tutto ci spinge a muoverci per andare verso Cristo, verso la nostra salvezza.
    Che fate, siete ancora lì fermi ?
    😉

  3. 14 settembre 2010 00:23

    Sì, tutto vero, ma a me che preme è il figlio maggiore, quello che sta meno simpatico a tutti, quello pieno di rancore, quello che “sbatte in faccia” al padre quello che ha sempre fatto.
    Ora, chi è più irritante? il figlio minore o quello maggiore?
    Chi è più lontano dall’amore e dalla gratuità, il figlio minore o quello maggiore?
    chi è più ipocrita il figlio minore o quello maggiore?

    Certo che è un Vangelo pieno di movimento, come tutti iVangeli d’altra parte … ma non è questione di sentirsi in un personaggio o nell’altro, ma è questione di stare attenti a coloro che abbiamo vicino … Non è questione di vedere e sottolineare l’amore del padre, che comunque deve essere preso come un dato di fatto, ma è questione di non giudicare e comunque correre …

    Insomma, essere missionario del cuore per coloro che sono sempre stati qui, che magari non hanno ancora capito perchè ci sono; quelli che si credono meritevoli solo perchè “hanno fatto tanto” … ma senza il cuore.

    Dai, siamo onesti e ammettiamo che infastidisce – nella vita quotidiana – qualsiasi forma di festa per qualcuno che si ravvede e – magari – non guardiamo negli occhi chi non si è mai allontanato, ma è lontanissimo.

    Il padre buono aveva questo occhi,, ha visto tutto molto prima e per il figlio maggiore è davvero uscito di casa, davvero lo ha cercato …

    Se proprio dobbiamo entrare nel ruolo di qualcuno, entriamo nel ruolo di questo padre che ha dato ad ogni figlio esattamente quello di cui aveva bisogno, ma soprattutto teniamo gli occhi aperti sui disagi di quelli che sono sempre stati qui … Magari un sorriso in più, magari una parola in più … magari aiutiamolo a tirare fuori un po’ di quella ipocrisia che ogni uomo ha in sé.

    Che poi sarebbe, appunto, lo spazzare la casa … la propria casa, il proprio cuore.

    • 14 settembre 2010 21:07

      Anche per il figlio maggiore, il padre ha una grande attenzione.
      Non lo lascia andare, ma gli va a parlare, gli spiega il perché della festa.

      Io credo che il figlio maggiore dopo un po’ sia rientrato anch’egli a festeggiare. Perché il padre gli ha parlato, lo ha guardato negli occhi, si è sentito amato.

  4. 14 settembre 2010 23:43

    Ohhh … di certo il figlio maggiore è entrato in casa gioioso per il fratello e per il padre, ma anche vergognoso per quello che si è accorto di essere … allora il padre, credo, ha abbracciato tutti e due, perchè aveva perso un figlio, ma ne ha ritrovati 2.
    I figli, dal canto loro, hanno scoperto di avere un papà a cui si può confidare tutto, ma proprio tutto perchè sanno che lui li guiderà sempre verso il meglio.
    L’affidamento e la fiducia si sono ripristinate.

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