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Essere preghiera

10 settembre 2010

Ho trovato questo testo di Gustave Thibon che ben dice cosa significa pregare per qualcuno:

Preghiera — «Pregherò per te». Ho mai udito parola umana che giunga da più lontano? Giunge dalla confluenza di Dio e dell’uomo. Tu rispondi di me davanti a Colui che è tutto e che è anche me stesso. La preghiera per il prossimo è come un aspetto inverso del martirio: la preghiera fa dell’uomo che prega un testimonio, la cauzione di un altro uomo davanti a Dio. Sei più vicino a me di quanto lo sia io stesso, perché sei tra Dio e me. Sei come un baluardo innalzato contro la sua giustizia e un varco aperto sul suo amore. Nel cuore della dolce e mortale lotta tra l’uomo e la sua fonte, tu combatti al mio posto. Il tuo amore temerario si è infiltrato nella scissura stessa che mi separa dal centro, nel vuoto scavato dalla mia ribellione e dalla mia viltà. Tra quali pietre hai posto la tua anima! Sembri volgermi il dorso e invece il tuo volto è esposto, per me, ai colpi diretti, ai richiami dell’ignoto; non mi parli, ma parli di me al silenzio. Pregare per qualcuno è come aderire, al tempo stesso, a Dio e all’uomo, è come realizzare il perfetto equilibrio ha questi due amori.

Forse è questo che Gesù intendeva con “amatevi come io vi ho amato”.

Ma applicato al Vangelo di ieri … lascia storditi e tremanti.

Ma è possibile?

Certo che lo è,  basta (forse) smettere di pregare ed essere una preghiera vivente, incarnazione dell’aiuto che Dio porge a chi ne ha bisogno in ogni forma possibile ed immaginabile.

Una particolarità: chi è preghiera vivente non se ne accorge per nulla, anzi ha l’impressione di non riuscire a dire una sola parola di preghiera e l’unica cosa che si ripete costantemente nella testa è il nome della persona da aiutare.

Buona giornata


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3 commenti leave one →
  1. 12 settembre 2010 12:11

    Grazie, Anna!
    Anche questo dimostra che siamo un insieme compatto prima di essere individui. E Dio ci vede “insieme”.
    Tanino

  2. 12 settembre 2010 17:53

    Ciao Tanino!
    Sì, siamo un insieme pur salvando l’individualità che sono le diverse “funzioni”, caratteristiche, doni ecc.
    Individualità e non individualismo che porterebbe inevitabilmente alla necrosi per distacco.
    L’individualità, invece, sono come tanti ingranaggi che girano grazie al perfetto incastro con l’altro.
    Dio ci vede insieme, perché tutti insieme (passato, presente e futuro) siamo quel Figlio che è la Seconda Persona della Trinità.
    Intuire questo, si intuisce – di conseguenza – quanto l’essere umano è sacro, prezioso, indispensabile – addirittura – per la Creazione che Dio Padre continua a proporci … liberi, comunque e purtroppo – di dissentire e di staccarci dal progetto.
    … o almeno credo sia così …

  3. Nicodemo (di notte) permalink*
    13 settembre 2010 22:39

    Un effetto della preghiera PER un’altra persona è quello del cambiamento che avviene, prima di tutto, in noi stessi.
    Magari non ce ne accorgiamo, ma succede veramente così.

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