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Di cani, cerbiatti, pecore e pastori ed abiti.

19 agosto 2010

Ho trovato nel blog di Luigi Accattoli un post veramente molto bello, questo (che riporto):

“Il cane imbruttì il cerbiatto che non ebbe il coraggio di bere. Questi ragazzi non sanno il valore dell’acqua, ringhiò.”

“Imbruttire” in gergo romano significa spaventare, mettere in guardia, svilire ecc.

E’ un atteggiamento che spesso si riscontra in tutti gli ambienti o situazioni dove c’è sempre qualcuno che “ringhia” contro l’altro pensando – magari – di fare del bene e di difendere qualcosa di prezioso.

C’è sempre qualcuno che ringhia, che svilisce dei poveri cerbiatti che hanno la sola pretesa di bere; c’è sempre qualcuno che difende “l’acqua” da sprechi e con questo motivo proibisce di bere ai malcapitati senza neppure prendersi la briga di capire perchè dei “cerbiatti” si avvicinano all’acqua.

Per una simpatica combinazione la prima lettura di ieri (Ez 34,1-11) parlava – con altri personaggi – della stessa cosa e parlava di pecore disperse e di pastori non troppo per la quale.

Oggi, poi, ci si mette anche il vangelo (Mt 22,1-14) in cui ci sono gli invitati (pastori e cani da guardia) che rifiutano ed invitati “poveri” che accettano e che vengono presi dalla strada (pecore).

Ma c’è una variante interessante: tra queste pecore ce n’è una che non ha “l’abito nuziale”. Da che parte salta fuori questo “abito nuziale” che tutti gli altri poveri indossano (e che non potevanoovviametne possedere) non si sa, ma si sa che gli altri lo indossavano e questa”pecora” no.

Che sarà questo “abito nuziale”?

Credo sia l’acqua, quell’acqua che ristora e lava … credo sia la carità che toglie ogni scorza da noi stessi … credo sia la speranza che riveste di luce … credo sia un cane che si riscopre cerbiatto, o una pecora che diventa un buon pastore, o un povero che diventa ricco … solo e solamente per Fede di cuore, Fede nel cuore.

Tre “situazioni” che possiamo tranquillamente riscontrare nella nostra vita e in ogni ambiente, in ogni situazione … ma ciò che importa è non cercare di impossessarsi dell’abito giusto, ma lasciarsi vestire dal Sarto giusto.

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2 commenti leave one →
  1. 21 agosto 2010 13:29

    Che quell’abito nuziale sia la veste che ci dobbiamo tenere pronta tutti i giorni, pulita e candida, perché non sappiamo a che ora arriverà lo Sposo?

  2. 21 agosto 2010 18:48

    Sì, Riccardo … può essere, ma credo sia più la disposizione a lasciarci rivestire.
    L’abito, dal Vangelo, non può essere nostro: non ne abbiamo le possibilità, ma ci viene donata dal Battesimo e … cresce con noi.
    Poi, c’è un altro “Abito” che dovremmo indossare ed è quello del “Corpo di Cristo”. Sì, l’Eucarestia. Rivestiti del Corpo del Signore. Riesci ad immaginare qualche abito più prezioso e bello di questo?

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