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PROSSIMO

12 luglio 2010

Ieri avevo preso in considerazione il termine “prossimo” per come lo  intendiamo tutti, ovvero: “prossimo” è un soggetto fatto di molte persone che sono diverse da noi.

Questa interpretazione di “prossimo”, però, non quadra con il discorso di Gesù, con la  Sua domanda.

Da sempre noi intendiamo questa parola applicata alla Fede ed alla pratica religiosa come qualcuno, ma Gesù ce la ripropone come misura di una distanza.

  1. Una misura di distanza che è l’opposto della distanza stessa, che ne annulla la misurazione perché diventa presenza
  2. 2. Una misura di distanza che oltrepassa ogni tipo di limite e che pone qualsiasi persona/problema IN NOI
  3. 3. Una misura che non ha condizioni visto che Gesù parlava di “un uomo” senza specificare altro di questo uomo e l’essere UOMO chiede la nostra presenza, la nostra prossimità, appunto. Tutto ci riguarda e a tutto possiamo dare un aiuto, anche a ciò che ci risulterebbe impossibile e lo possiamo fare attraverso la preghiera
  4. 4. In definitiva la posizione del cristiano è la presenza, è quel “I care” che spiazza.
  5. 5. Questa vicinanza, allora, riguarda anche l’ uomo ferito perché tutto questo non toglie che la domanda di Gesù è stata: chi era prossimo PER l’uomo ferito e non “all’uomo ferito”.

Nessuna barriera, quindi, nessuna scelta di chi aiutare o meno, nessuno e niente è così lontano da non essere nel nostro cuore e nel nostro pensiero.

E’ la logica e motore del Corpo mistico di Gesù, la Chiesa, dove tutti – sembrerà strano – entriamo in uno stato empatico con ogni altro perché – in qualche modo – l’altro è me stesso, complementare ed essenziale a me stesso.

Grani di polvere di uno stesso diamante nato nel cuore di Dio ed ecco forse perché i 2 Comandamenti effettivamente è 1 solo Comandamento che – ripeto – Gesù ha ben definito e chiarito.

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2 commenti leave one →
  1. 15 luglio 2010 22:29

    Il prossimo siamo noi.

    Il dottore chide chi sia il nostro prossimo (l’altro).
    Gesù risponde “Chi ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”
    Ovvero chi si è fatto sé stesso prossimo dell’altro, quindi riconoscendosi inferiore dell’altro, cioè mettendo da parte il proprio io per andare incontro all’altro, cioè facendosi piccolo per diventare grande?

    • Anna (da Nicodemo) permalink
      15 luglio 2010 22:43

      Sì, certo, ma se poniamo l’ “amerai il prossimo tuo come te stesso” tutto cambia.
      Prossimo da amare pare essere il samaritano … o anche gli altri due che sono passati senza fermarsi …
      Oppure prossimo da amare è quel movimento del cuore che tutto accoglie, anche il rifiuto.

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