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Un Uomo e Dio per la città

6 giugno 2010

Certo che è strano come Santa Romana Chiesa abbia deciso di mettere come Vangelo di oggi la “moltiplicazione dei pani e dei pesci” e non – come ci aspetteremmo – l’istituzione dell’ Eucarestia.

O forse è giusto così perchè l’Eucarestia è proprio questo “diventare cibo” per tutti, è proprio questo dare tutto rischiando del proprio essenziale.

Non è solo generosità, è molto di più, è davvero “fare memoria di Lui”, “richiamare alla memoria altrui Lui”.

Il solo legittimo proprietario dei 5 pani e 2 pesci è già un rimando ad un’altra figura dei vangeli di questi giorni: la vedova povera che dava due poveri soldi come offerta al tempio, la vedova che Gesù ha tanto apprezzato perchè dava del suo essenziale.

“Date loro voi stessi da mangiare” (che non significa di certo distribuire il cibo”)  è totalmente agganciato al “amatevi come io vi ho amati” e “fate questo in memoria di me” (che non credo proprio si esaurisca all’atto della Consacrazione) … e ci si spezza, ci si lascia mangiare e si diventa cibo.

E fino qui, tutto bene e tutto bello, ma … c’è un “ma”. Questo “ma” sta nel momento in cui Gesù ha dato questo comandamento che racchiude in sé l’essenza dei primi 2 comandamenti dai a Mosé, ed il “ma”  sta “nella notte in cui fu tradito”.

Quindi amare e donare come ha amato e donato lui proprio e soprattutto nella notte del tradimento.

Tutto facile esagerare nel bene quando la risposta è bene, ma diventa follia farlo quando la risposta è fatta solo di male.

Non è giusto edulcorare il Vangelo come non è giusto renderlo tetro e quasi nemico della vita, ma è giusto e sacrosanto renderlo reale, vivo e perfettamente integrato nelle nostre giornate.

Questo tipo di amare folle e per nulla ovvio non va contro natura, anzi, è quasi ripristinare la natura che è stata spezzata e divisa dal male (che è in noi, è comunque in noi e che mai viene da fuori di noi). Dove il male erige legittime (sotto l’aspetto umano) mura tra l’uno e l’altro, il male supera e scavalca questo muro per quanto possa essere alto.

Ed è forse per questo che in questa festa il Santissimo passa e cammina per le nostre strade cittadine, mostrandosi come forza (in noi) di “essere” Sua memoria oltre che “fare” Sua memoria.

P.S. Chiedo scusa per l’assenza di questi giorni, ma onestamente ho temuto di essere troppo presente, di rubare spazio, di invadere qualche cosa per cui avevo deciso di stare un po’ in silenzio (con fatica, ma tanto è fatica scrivere per il poco tempo ed è fatica tacere per il troppo da dire). Tutto questo sino ad oggi e sforzandomi mi metto anch’io nella logica del “dare me stessa da mangiare” se poi non piace … non mangiate … mica è una medicina. Quindi a questo punto chiedo scusa sia per il silenzio e sia per questo post.

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