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Ma voi restate in città

15 maggio 2010

Ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto

Anch’io, sino ad oggi, ho fatto come gli apostoli e sono rimasta a fissare questo Signore che ascendeva al Padre. Stupita, meravigliata pensavo agli apostoli … e mi sono persa la raccomandazione di Gesù.

D’altra parte è anche vero che – sino ad ora – non ho sentito una sola omelia che spiegasse questa frase, questa indicazione che – visto da Chi viene – credo propria abbia un qualcosa di importante.

Eppure, così com’è, davanti alla meraviglia dell’Ascensione ed al “mandato” di Gesù agli apostoli, pare un di più, un qualcosa che NON è essenziale, un’indicazione strana insomma.

Azzardo, quindi, delle ipotesi che – per ovvie ragioni – non hanno alcun valore e sono solo mie impressioni.

La città in questione è Gerusalemme … e questo bene o male lo sappiamo tutti, ma …

  1. Perché rimanere “IN” città e non – ad esempio – nel cenacolo che si trovava sul monte Sion?
  2. Perché proprio “IN CITTA’”?
  3. Perché proprio Gerusalemme?  che – guarda caso – è stato il luogo da cui i discepoli di Emmaus si stavano allontanando ed a cui sono ritornati
  4. Perché questa raccomandazione di dove stare in attesa di “essere rivestiti dall’alto” che ci aspetteremmo invece venga indicato uno stare in raccoglimento, in preghiera?
  5. Che strana analogia, poi, con il Tabor o la pericope della Trasfigurazione in cui Gesù “spinge” gli apostoli a “ritornare” tra la gente

Se poi pensiamo cosa è successo a Gerusalemme (e cosa ancora succede) si rimane un pochino esterrefatti.
Gerusalemme è la città della divisione, la città che è stata il rifiuto di Gesù, la città che Gesù stesso ha “sgridato”.

Che cos’è per noi Gerusalemme?

Che cos’è perché ancora a noi, oggi, il Signore ripete di “restare IN CITTA’”?

Lascio queste domande come le lascio in me in attesa di capire un po’ di più nel caso ci  fosse da capire  … le lascio in sospeso come se fosse una preghiera.

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6 commenti leave one →
  1. 16 maggio 2010 21:42

    Un interrogativo interessante.

    La città la vedo come un corpo. Una città è fatta di case ed è un luogo di protezione per gli uomini.

    Gesù ascende al cielo in Corpo, in Carne, per tornare a donare lo Spirito, colui che il padre aveva promesso.

    Se la città è un luogo, corpo, carne, Gesù si raccomanda affinché essi non si disperdano, non disperdano le loro membra, giacché non sono ancora stati formati, non sono ancora nati, o rinati nello Spirito. È come se debbano restare ancora nel ventre di Gerusalemme la città. Solo nel momento in cui riceveranno lo Spirito potranno uscire da ventre di Gerusalemme, città-corpo, perché saranno finalmente formati nuovo corpo e nuova chiesa.

    Non lo so.

  2. Anna (da Nicodemo) permalink
    17 maggio 2010 21:27

    Sì, Riccardo, inqualche modo è proprio questo, ma c’è anche da dire che il Vangelo conclude dicendo che
    “…poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”
    Quindi, va bene il “corpo”, ma è importante anche “dove” in questo “corpo”, dove stare, dove curare e dove pregare.
    Tra l’altro il pregare dovrebbe essere – a mio avviso – oltre alla “preghiera canonica”, anche una preghiera fisica, fatta di opere, fatta di parole nostre rivolte a chi si ama, una preghiera a più voci, esattamente come si fa quando si parla con un amico di una persona amata.
    credo anche che sia questo il “lodare”.

    La cosa, poi, diventa curiosa se consideriamo
    a) tutto è inziato in Galilea

    b) Gesù si trasfigurato e rivelato sul Tabor che è sempre in Galilea
    c) dalla Galilea, Gesù, in 3 anni è andato verso Gerusalemme (che è lo snodo di tutte le culture e la citta del Tempio sacro)

    d) a Sion (luogo del Cenacolo e che si trova sempre nelle mura di Gerusalemme), Gesù ha istituito l’Eucarestia ed ha dato il Comandamento più importante che completa i 10 Comandamenti e dando loro un Corpo passando da “regole etiche” a “regole d’amore”

    e) a Gerusalemme è stato ucciso

    f) a Gerusalemme è Risorto ed è apparso alle donne raccomandando loro di dire ai suoi apostoli di aspettarLo in Galilea.. e si ritorna all’inizio, si ricompie la strada, ma in altro modo perchè ora sono gli apostoli che vanno verso una trasfigurazione

    g) i discepoli di Emmaus stavano lasciando Gerusalemme, ma dopo aver incontrato Gesù ci ritornano

    i) nel Cenacolo (Sion ed in Gerusalemme) gli apostoli ricevono lo Spirito Santo …
    ed ecco la trasfigurazione degli apostoli, lo Spirito santo ha preso corpo in loro e con questo possono finalmente andare oltre Gerusalemme.

    Tutte cose che, sino ad oggi, non ho mai preso in considerazione e che di colpo si sono messi tutti insieme.
    Il problema è che non ho mai sentito nessuno parlare di questa geografia simbolica e, addirittura, qualcuno potrebbe anche ribellarsi, ma è pur sempre vero che simili indicazioni date da Gesù e così precise e perentorie, non è possibile siano casuali, non è possibile siano senza motivo … a meno che Gesù sia un tour operator.

    P.S.
    Chiedo scusa ad eventuali preti che potrebbero leggere queste parole … sono solo mie impressioni, nulla di più

  3. 18 maggio 2010 07:27

    Grazie, Anna e grazie a Riccardo!
    ogni parola del vangelo apre piste impensate, nuove per ogni uomo. Leggendo Anna e leggendo poi Riccardo e ancora Anna scopro la grandezza di ogni persona, grumo di verità e di luce. Auguri! Tanino

  4. 18 maggio 2010 17:23

    Sì Anna, pregare è anche fare. Molto bello.
    Però appunto dovevano attendere la discesa dello Spirito Santo per andare poi nel mondo ad operare.

    A proposito del tutto è iniziato in Galilea, e di Gerusalemme, pensavo a questo:

    considerando che il sabato Dio si è riposato, giorno del silenzio, e che quindi il venerdì ha fatto l’uomo, e che avendo cominciato la domenica con la creazione della luce, abbiamo che:
    la domenica abbiamo la Resurrezione di Cristo Luce,
    il sabato il riposo nel sepolcro,
    il venerdì la morte di Gesù in croce per la salvezza dell’Uomo.

    Garzie a voi!!

    PS:
    Una signora (addolorata dalla morte di una persone amata) ieri sera mi disse questa cosa che mi colpì moltissimo:
    era una persona che sapeva tirare fuori il Bene da me.

    Caspita non è un incontro straordinario, nella vita, incontrare la persona che riesce a tirare fuori il Buono che c’è in noi? La nostra parte di Bene? Che quindi vuol dire non lasciare venir fuori il male.

  5. Anna (da Nicodemo) permalink
    19 maggio 2010 08:25

    Boh, dal profondo della mia ignoranza, la domenica di Resurrezione e di luce è il Primo Giorno di una nuova umanità.
    Chi è Risorto non è Dio, ma è un uomo di nome Gesù.
    Dio non può risorgere, ma un uomo sì.
    E’ questa grande e stupenda verità, questo fatto ocncreto che dovrebbe lasciarci a bocca aperta e che troppo spesso ci scordiamo, anzi direi che proprio nessuno ci pensa.
    Prendiamo sempre il nostro Signore Gesù come Dio e mai come “uomo Figlio di Dio”, ma comunque uomo.
    Chi è Risorto è un uomo come noi e come noi “creato poco meno degli Angeli” e già questa cosa lascia storditi perchè – secondo la nostra logica di un Figlio di Dio=Dio – come può essere “poco meno degli Angeli”?
    Non so se intuiamo l’enormità del dono del Padre, non so se percepiamo l’enorme umiltà che sono un amore esagerato può donare: Dio che desidera essere creato in un uomo “poco meno degli angeli” per arrivare a noi, per strapparci dal male.
    Un Padre che reclama i Suoi figli, questo è stato – credo – il sabato del silenzio ed un Figlio che strappa dalle mani del male ogni fratello che è dello stesso Suo sangue.
    Un Figlio “fuori di testa” che parte in difesa di ogni uomo facendosi offendere fino alla morte di Croce, ma senza mai retrocedere nel Suo intento di riportare TUTTO ALLA LUCE.

    Non ce la si fa (o almeno io non ce la faccio) a reggere tanto amore e coraggio e si crolla sconfitti eppure vittoriosi nella Luce che ci sovrasta da ogni parte.

    E’ un gran dono il “saper tirare fuori il Bene da qualcuno”, ma è un dono che potremmo avere tutti (anzi proprio ce l’abbiamo) solo che per “attivare” questo dono è necessario sentirsi poveri, ma così poveri di tutto, che si identifica il Bene altrui a “colpo d’occhio” e lo si porta alla luce, si “tira fuori”.
    … E quando il Bene è “fuori”, allora il “male” perde la testa perchè viene scoperto e a questo punto il male non può fare altro che “mettere in campo” tutte le sue forze subdole che – però – vengono smascherate all’istante attraverso un istinto da figli.
    (o almeno credo … a volte ho l’impressione di dire un sacco di cavolate).

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