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Una Chiesa di “amanti”

3 maggio 2010

Calma … calma non è un’asserzione di Chiesa alternativa, ma è solo una certezza che viene  dal Vangelo di ieri che – straordinariamente – era identico sia in rito romano che ambrosiano … E quando il Vangelo proposto è identico nei due riti, credo significa che è fondamentale, fontale, essenziale ed identificativo.

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.
Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri

Credo che tutti noi ci soffermiamo un troppo poco su quel “come io ho amato voi”, io – invece – regolarmente mi spavento perché amare “come” ha amato Lui non è mica una cosa facile, non è del tutto umano un amore così o – almeno – se lo fosse è veramente una cosa “da matti”.

Il verbo “amare” e non il sostantivo “amore”

Forse sarà una mia impressione, ma mi pare strano che Gesù usi il verbo (che indica un’azione) piuttosto che un sostantivo (che indica uno stato fermo, immobile … tipo quadro o mito) ed è ancora più strano il fatto che dia questo verbo come Comandamento supremo che si affianca al 1° Comandamento dato a Mosé quasi fosse un’indicazione di come “amare il prossimo tuo come te stesso” … E’ un gradino in più, ancora più alto, perché – dai – sul “come si ama sé stessi” spesso porta ad amare sé stessi più del prossimo (che – penso – abbia portato Giuda al tradimento, Pietro a rinnegare, Tommaso a dubitare e gli altri … mah … chissà cosa hanno provato) … No, Gesù pone sé stesso come modo di amare.

Se poi pensiamo in quale momento ha dato questo Comandamento (n.d.r.: gente, “comandamento” e non una semplice raccomandazione) … bé … la cosa ci riguarda da vicino.

Una Chiesa che sbaglia, perdona e chiede perdono.

Gesù ha dato questo Comandamento la sera prima di morire, sapendo tutto, conoscendo tutto. Noi, se fossimo dei “trascinatori di folle”, se fossimo “delle persone di riferimento” … avremmo detto “portate avanti il mio messaggio, continuate la mia opera, andate a dire, difendete la mia causa, ecc.” (cose che poi ha detto DOPO la Resurrezione nel senso dell’ “andate, predicate e battezzate TUTTE le genti”).

Invece Lui no, Lui dice di amare in questo modo e lo dice proprio a quelli che saranno testimoni del tradimento.

Pare quasi voglia mettere al riparo gli 11 (Giuda era già andata a fare quello che doveva fare) dal giudizio, dal rancore, dalla condanna (che parrebbe giusta e sacrosanta).

A noi ….

Davanti a questo mi domando come siamo Chiesa, in che modo intendiamo l’essere Chiesa.

Ammettiamolo, la Chiesa per noi è una specie di garanzia che le persone incontrate in questa “istituzione” (che non lo è, ma ognuno di noi la intende così) siano dei perfetti, delle persone integre, specie di superman e superwoman su cui il peccato ed i limiti non hanno ragione.

Per istinto pensiamo di “essere al sicuro dal male” tra le mura di piccoli recinti “protetti”  delle nostre parrocchie, comunità o gruppi religiosi … siamo certi che lì nulla e nessuno ci farà del male … Da qui, l’ovvio scandalo, l’ovvio sgomento e troppi allontamenti quando succede qualcosa di brutto, quando si viene feriti, quando si soffre per mano di cristiani.

Pensiamo male … e sì, pensiamo proprio male, perché la Chiesa non è ANCORA “il paradiso in terra” dove ognuno di noi può dire “Ahhhh, finalmente!!! Come si sta bene qui”, la Chiesa  è un divenire di singoli che diventano lo stesso UOMO che E’ Gesù.

… per primi

  • Non aspettiamoci amore perché è già “non amare” o amare finalizzato ad un ricevere o amare per simpatia
  • Non aspettiamo gli altri ad amare … dobbiamo iniziare noi e pure faticosamente
  • Non aspettiamoci “serti” gloriosi sulla testa … daremo parecchio fastidio
  • Non scandalizziamoci per gli errori, ma neppure scandalizziamo per supponenza e rigore
  • Non chiudiamoci tra amici sicuri … sarebbe già egoismo
  • Non abbandoniamo coloro che ci hanno ferito (follia pura tenerseli vicino … ma questo ha detto Lui)
  • Non releghiamo il nostro amare dentro la Chiesa e solo a Dio: se Gesù ha dato questo Comandamento forse significa che non si ama Dio se non si ama il prossimo come Lui ha amato.
  • E soprattutto … iniziamo per primi ad amare e poi facciamoci su una bella risata, non aspettiamoci nulla e viviamo questo Comandamento in ogni luogo … e con tutte le contraddizioni che si presenteranno.

Non è detto che ci riusciremo, anzi, saranno più le volte che “topperemo” …  ma questa è la scommessa, questa è la strada per DIVENTARE CHIESA e fuori e dentro (soprattutto “dentro”) dalle mura di una chiesa.

Mentre scrivo queste cose, mi rendo conto di essere lontana anni luce da tutto  questo … e mica scherzo e neppure mi atteggio a falsa umiltà … E’ così, molto onestamente è così … Ma è anche così che Gesù ci ha detto … Cavolo, altro che ascesi fatta di rinunce di cibo o agiatezze: qui c’è da cambiare il cuore.

Credits:
foto presa da qui

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3 commenti leave one →
  1. Nicodemo (di notte) permalink*
    3 maggio 2010 22:59

    Il modello di riferimento è Gesù stesso;
    è importante avere dei punti fermi nella vita, e Gesù è il “paletto centrale”; sta a me guardare questo modello per cercare di avvicinarmi, secondo le mie forze, o meglio con le mie forze.
    Mi chiedo: è possibile “misurare” l’amore ?
    (per ora va così, approfondirò in seguito …)

  2. Nicodemo (di notte) permalink*
    3 maggio 2010 23:01

    Un altro modello può essere Maria di Nazaret, che ha amato Gesù come suo figlio.
    All’inizio del mese di maggio possiamo guardare anche a Maria come modello da seguire;
    c’è tutto il mese mariano per IMPARARE AD AMARE.

  3. Anna (da Nicodemo) permalink
    3 maggio 2010 23:22

    Non mi ricordo che santo l’abbia detto, ma … la misura dell’amare è l’amare senza misura … quindi, gesù stesso …
    E non credo che bastino le nostre forze, credo invece che siamo come “calamitati” da una forza superiore.
    E’ storia di santi (anche quelli che non sono nella “Gloria del Bernini”) che hanno cambiato – e all’improvviso – il loro modo di amare.
    Di nostro c’è solamente (e non per nulla poco) il mettere in campo ogni nostra facoltà, ogni nostro desiderio di bene (altrui) ed è quasi una liberazione dal amare sé stessi.

    Sì, è straordinario che questo Vangelo quest’anno capiti proprio al 2° giorno di maggio che – da sempre … forse – è dedicato a Maria.
    Lei ha capito come si ama (e non come si DEVE amare) e lo ha così capito che … ha bacchettato Gesù a Cana per un’azione dell’amare.

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