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Il nostro amico Tommaso

11 aprile 2010

Maestà (back, crowning panel): Doubting St. Thomas. 1308-11. Tempera on wood panel. Museo dell'Opera del Duomo, Siena, ItalyConfesso che a guardarmi in giro non è che si sente molto l’aria della Pasqua.

Sì, dai, è come se tutto fosse stato inghiottito dalla quotidianità … E’ stata una festa come un’altra, un po’ più di impegno liturgico, ma – tutto sommato – una festa come le altre che – una volta passata – viene riposta (proprio come il Presepe).

E’ una cosa comune a tutti, non c’è colpa alcuna, è semplicemente così.

O meglio, a noi pare sia così, ma qualcosa è successo in noi … magari in modo impercettibile, ma qualcosa è successo.

Sia a Natale come a Pasqua ciò che ci muove è l’affettività, l’emotività che prende aria, ossigeno …

Sia a Natale come a Pasqua ciò che ci inquieta un po’ è proprio questo

Sia a Natale come a Pasqua – dirò una stupidata – ma molti diventano un po’ più umani e alcuni – invece e purtroppo – diventano sempre più disumani.

Viene scossa la sensibilità e verrà scossa – prima o poi – come un terremoto di una potenza inaudita coloro che si mantengono disumani.

Ognuno di noi può dire che in questi giorni abbiamo avvertito una vista un po’ più acuta che andava oltre il visto ed il visto ed entrava nel cuore altrui.

Ognuno di noi – in un modo o nell’altro – ha cercato (cosa straordinaria davvero) di “far fare festa” all’altro … A molti è successo questo.

La cosa inaudita davvero p che tutto passa per il nostro cuore umano, con i nostri sentimenti, con la nostra tenerezza. Nulla di “fuori dal mondo”, ma dentro questo mondo, questa vita, queste persone ed in modo del tutto umano.

Guardando a questo e leggendo le letture che ci accompagnano in questo mi sono resa conto che anche per gli apostoli è stato lo stesso.

Loro quando hanno ri-visto Gesù hanno lasciato libera la loro affettività, sono quasi “impazziti” dalla gioia, il cuore scoppiava nel loro petto.

Pietro, ad esempio, si è  buttato in acqua … un’altra volta, ma questa volta non ha rischiato di affogare, questa volta è corso dal suo Maestro.

Giovanni, pareva avesse il cuore incollato a Gesù e percepiva più con questo che non con gli occhi o l’intelligenza (è stato lui a dire a Pietro sulla barca “E’ il Signore”).

Pura affettività, infinite emozioni, legami d’amore umano.

Ma tra i dodici ce n’è stato uno che ha avuto paura di questo, probabilmente ha avuto paura di soffrire ancora, forse ha preferito negare tutto preferendo il ricordo che non la certezza.

Tommaso, sì, proprio lui. La bellezza di Tommaso, come di tutti gli altri del resto, è che è autentico e non ha paura di ammettere la propria incredulità, il proprio limite.

Non ha paura di nulla, ha solo paura di soffrire di più di quello che già soffriva.

Tommaso è ognuno di noi e ognuno di noi nella sua vita ha provato o proverà questa disarmante incredulità che si rivolge al Signore con un leale “non ce la faccio”.

La cosa che non ci aspetteremmo mai è che il Signore stesso che cerca proprio questi “Tommaso”, esaudisce il loro desiderio, non si scandalizza, non si inquieta, ma cerca e ri-cerca di … farsi credere.

Ciò che ne esce da Tommaso – anche qui forse dirò una stupidata – è che la sua esclamazione (e da notare che alla fine il dito nei chiodi non ce l’ha messo) è stata “Mio Signore e mio Dio”.

Passi il “mio Signore”, ma il “mio Dio”?

Il primato di Pietro (quel “Tu sei il Figlio del Dio vivente”) è un po’ meno primato perché Tommaso, in un colpo solo, ha riconosciuto sia che Gesù era il Figlio di Dio sia … la Trinità.

Quel riconoscere Gesù Risorto come Dio è un conoscere e riconoscere la Trinità … anche perché tra “mio Signore” e “mio Dio” ci sta un “E” .. che significa appunto riconoscere la differenza e l’unità del Figlio di Dio con Dio.

Quando oggi ho risentito questa magnifica professione di Fede di Tommaso, mi sono accorta di questa cosa ed – sinceramente – mi sono meravigliata per la Grazia che Tommaso ha ricevuto.

Ecco, auguro a tutti una Grazia simile e – garantito – le nostre giornate non saranno più inghiottite dalla routine.

Credits:
immagine presa da qui

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