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Christian de Chergé e i monaci di Tibhirine

24 marzo 2010

Nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996, padre Christian de Chergé e altri sei monaci trappisti vengono rapiti dal monastero di Tibhirine, in Algeria.
Saranno ritrovati morti due mesi dopo.
Padre Christian de Chergé ha lasciato scritto il suo testamento spirituale, che ho pubblicato nei giorni scorsi.
Riporto un ritratto di ciascuno di questi martiri della fede.

Frère Christian de Chergé, priore della comunità, 59 anni, monaco dal 1969, in Algeria dal 1971. La personalità forte, umanamente e spiritualmente, del gruppo. Figlio di generale, ha conosciuto l’Algeria durante tre anni della sua infanzia e ventisette mesi di servizio militare in piena guerra d’indipendenza. Dopo gli studi al seminario dei carmelitani a Parigi, diventa cappellano del Sacré Coeur di Montmartre a Parigi. Ma entra ben presto al monastero di Aiguebelle per raggiungere Tibhirine nel 1971. È lui che fa passare l’abbazia allo statuto di priorato per orientare il monastero verso una presenza di “oranti in mezzo ad altri oranti”. Aveva una conoscenza profonda dell’islam e una straordinaria capacità di esprimere la vita e la ricerca della comunità.

Frère Luc Dochier, 82 anni, monaco dal 1941, in Algeria dal 1947. Quello che tutti chiamavano “il dottore” era, per usare una sua espressione “un vecchio consumato ma non disilluso”. Nato nel Drome, esercita la medicina durante la guerra e arriva perfino a prendere il posto di un padre di famiglia numerosa in partenza per un campo di prigionia in Germania. Per cinquant’anni a Tibhirine ha curato tutti, gratuitamente, senza distinzioni. Nel luglio 1959 era già stato rapito dai membri del FLN (Fronte di liberazione nazionale). Le crisi d’asma non avevano intaccato il suo humour salace. Per il suo funerale aveva scelto una canzone di Edith Piaf: Non, je ne regrette rien.

Frère Christophe Lebreton, 45 anni, monaco dal 1974, in Algeria dal 1987. Personalità calda ed esplosiva. Settimo di dodici figli, questo sessantottino ha prestato servizio civile a titolo di cooperazione in Algeria. È il primo contatto con il monastero di Tibhirine. A 24 anni entra al monastero di Tamié. Ma è innamorato della terra algerina. Verrà ordinato prete nel 1990 e diventerà maestro dei novizi della comunità. Il suo gusto per i rapporti con i più umili va di pari passo con una caparbia volontà di spingersi sempre più lontano nella riflessione di fede e nel dono di sé.

Frère Bruno Lemarchand, 66 anni, monaco dal 1981, in Algeria e Marocco dal 1990. Come Michel e Célestin, proviene dall’abbazia di Bellefontaine. Ma prima era stato per quattordici anni direttore del collegio Saint-Charles di Thonars (Deux-Sèvres). Figlio di militare, nell’infanzia ha conosciuto l’Indocina e l’Algeria. In realtà, è solo per caso che si trova a Tibhirine il 26 marzo 1996. Dal 1990 è 1’animatore della fraternità che,la comunità ha aperto a Fez in Marocco. È venuto per partecipare alle votazioni per il rinnovo della carica di priore. Lo dipingono come un uomo posato e riflessivo.

Frère Michel Fleury, 52 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1985. Un uomo semplice, per non dire schivo, ma impregnato di povertà. Nato da una famiglia contadina della Loire-Atlantique, era entrato nella congregazione del Prado a 27 anni e aveva lavorato come fresatore a Lione e a Marsiglia, prima di dirigere i suoi passi all’abbazia di Bellefontaine. Lì sente la chiamata dell’Algeria. A Tibhirine è il cuoco della comunità e l’uomo dei lavori domestici. È sua la cocolla (abito monastico che segna l’assunzione dell’impegno definitivo) che viene ritrovata sulla strada di Médéa dopo il rapimento.

Frère Célestin Ringeard, 62 anni, monaco dal 1983, in Algeria dal 1987. Due esperienze caratterizzano lo sfondo della sua vocazione monastica. Innanzitutto la guerra d’Algeria nel corso della quale, infermiere, cura un partigiano ferito che l’esercito francese avrebbe voluto finire. Poi un lavoro di educatore di strada a Nantes, in mezzo ad alcolizzati, prostitute e omosessuali. Prete diocesano, sceglie tardi la Trappa. Estremamente sensibile, dovrà convivere con sei by-pass coronarici dopo la prima visita del GIA al monastero nel Natale 1993.

Frère Paul Favre-Miville, 57 anni, monaco dal 1984, in Algeria dal 1989. Un savoiardo fino al midollo, che ha trovato solo a 45 anni il suo cammino verso le vette. Prima è stato idraulico e ha fatto il militare in Algeria come ufficiale paracadutista. A Tibhirine è l’uomo dell’acqua, quello che mette in funzione un impianto di irrigazione per gli orti. Nel marzo 1996 era appena rientrato da una sosta in famiglia, portando una scorta di vanghe e dei giovani faggi da piantare. Perché Tibhirine significa “giardino”…

Aggiornamento di maggio 2010:
Qui un altro articolo sul film presentato a Cannes 2010: Des hommes et de Dieu

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4 commenti leave one →
  1. 18 gennaio 2011 17:29

    Anch’io ho il mio TIBHIRINE 4 figli otto nipoti e cercherò di accudirlo con questa PREGHIERA.-SIA SIGNORE ,SEMPRE VIVA LA MIA FEDE E MAI DIVENTI BUIA LA NOSTRA VIA,LUMINOSA LA STRADA DELLA SPERANZA OVE OPERANTE SIA SEMPRE LA CARITA’ ,SIA IL MIO ESSERE ASSIEME ALLA MIA CARA MOGLIE lARA IL CAMMINO DEL NOSTRO ESISTERE SULLA VIA DELLA PREGHIERA CHE CONDUCE ALL’ETERNO, COSI SIA IL SIGILLO CONSACRATO CON IL MARTIRIO DEI 7FRATELLI TRAPPISTI.; ASCOLTACI O SIGNORE.

    • Guido permalink
      11 aprile 2011 12:29

      SIA IL MIO ESSERE ASSIEME ALLA MIA CARA MOGLIE lARA IL CAMMINO DEL NOSTRO ESISTERE SULLA VIA DELLA PREGHIERA CHE CONDUCE ALL’ETERNO

      splendida preghiera di un marito!!!

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