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Padre buono, cieco nato, operatori di pace

14 marzo 2010

Questa mattina ho sentito un’omelia che mai mi sarei immaginata di sentire e da un sacerdote molto giovane per di più.
Sì, insomma, mi sono sentita sempre un po’ una sovversiva riguardo le omelie che sento dove ci trovo troppo “disincarnazione”, troppa esegesi e troppa poca “esegesi pratica” che – tradotto – significa un banalissimo: “Sì, vabbé, grazie dell’informazione, ma dove devo guardare? Chi devo essere? Cosa devo correggere?”
Da ieri con quelle “2 parole” avevo in me l’idea fissa che oggi, in questa domenica di Quaresima, fosse la domenica degli “operatori di pace”, ma gli “operatori di pace” per chi?
In ambedue i Vangeli esiste una triade:

  • Nel Rito Ambrosiano la triade del cieco nato, i farisei (i giusti) e Gesù
  • Nel Rito Romano la triade del figlio minore(peccatore), il figlio maggiore (il giusto) ed il Padre

In ambedue i Vangeli c’è una forte aria di sdegno da parte dei “giusti” e una gran voglia di creare tensioni di creare malumori.
Beh … non avevo il coraggio di dirlo in prima persona perché mi pareva un po’ troppo, ma sentendolo nell’omelia,  posso dirlo tranquillamente: il peccato più grosso che possiamo compiere è quello di sentirci dei giusti, l’altro peccato è quello di comportarci con Dio come servitori che subiscono e non figli che partecipano.
Dentro questi due peccati enormi c’è di nuovo un Padre ed un Figlio che sono “operatori di pace” e che distendono tutto, se non fosse che molti “giusti” rimanendo nel “peccato” di sentirsi dei tali rimangono nella piena opposizione – da non credere – alla misericordia del Padre, al perdono del Padre.
Una specie di “io non posso perdonare, non posso accettare una simile persona, non posso accettare che un peccatore conosca più di me (che se sono  un giusto) il Signore, non mi piace che venga perdonato.

E nascono le guerre grandi o piccole che siano, ma dentro queste guerre ci dovrebbero essere quelli che sono “figli di Dio” (ma davvero e non quelli un po’ calcolatori del padre  buono del Vangelo di oggi) che corrono allo stesso modo dall’una e dall’altra parte, cercando di dire a tutti che tutti siamo perdonati e nessuno di noi è davvero così giusto da pretendere (e diciamocelo una buona volta) la giustizia (punizione) divina per coloro che sono lontani da quello che noi pensiamo sia Dio o da un comportamento moralmente giusto …

Non vorrei sbagliare, ma Gesù è l’operazione di Pace del Padre, l’operatore di pace per eccellenza di un Padre che si china sempre sui suoi figli cercando di convincerli/ci che sono figli suoi e che non attende altro che un piccolo gesto (anche se calcolato, anche se imperfetto, anche se non gratuito) per riempirli di ogni grazia.
E queste Grazie sono ben identificate con queste cose:

  • Nel Vangelo in rito romano: l’abito più bello, i sandali ai piedi, la festa (per il fratello più giovane); quel “figlio mio tu sei sempre con me ed ogni cosa mia è tua” per il fratello maggiore
  • Nel Vangelo in rito ambrosiano: la vista, la luce ed il coraggio di contrastare con i fatti i potenti che credono di sapere sempre tutto, ma che non sono capaci di comunione e di unione.

Ci sono troppe cose in questi due Vangeli potenti ed in me non può nascere nient’altro che una confusione di cose belle. Ma sono certa che la bontà d’animo e la luce di tante ottime persone faccia capire in queste”parole alla rinfusa” ciò che veramente serve e ciò a cui veramente dobbiamo convertirci.
Io ci tento, sbaglierò, ma ci tento lo stesso.

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