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Beati in due parole

14 marzo 2010

Beati gli operatori di pace

Il “padre misericordioso” è veramente un operatore di pace, anzi un seminatore di pace tra i figli.
E spero che nessuno faccia come me che spesso mi sono detta “ma, cavolo, anche il figlio maggiore aveva ragione!”
Aveva ragione sì, ma sbagliava a pretenderla questa ragione che l’ha talmente reso cieco da non riconoscere e gioire per un fratello che ritorna.
E questo il “padre misericordioso” lo sapeva bene.

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3 commenti leave one →
  1. 14 marzo 2010 18:52

    Anche io spesso credo che il figlio maggiore abbia ragione.

    Ma ragione dal suo punto di vista. Poi il Padre gli parla, gli spiega, gli va incontro anche a lui, perché spesso noi stessi facciamo fatica ad accettare che qualcuno ci possa passare avanti, che qualcuno possa essere migliore di noi malgrado tutto quello che facciamo.

    Quindi il Padre conosce anche la debolezza che ha avuto il figlio maggiore, quello che gli è sempre stato accanto. Ed io sono sicuro che anche il figlio maggiore è entrato ed ha festeggiato. Perché il padre gli ha parlato.

    Durante la lettura in chiesa mi colpirono queste parole: Allora ritornò in sé.
    Buona domenica

    *+*

  2. Anna (da Nicodemo) permalink
    14 marzo 2010 21:48

    Sai, Riccardo, ad essere onesta neppure il figlio minore e scapestrato mi sta eccessivamente simpatico ed anche in lui potremmo ritrovarci più spesso di quanto crediamo.
    Non è certo per il suo andarsene dalla casa paterna che non mi sta simpatico, ma è nel suo pensare di ritornare alla casa del padre, il suo modo di pensare a cosa dirgli per farsi ri- accogliere in casa, che ha tutta l’aria di utilitarismo. E questo modo di pensare e pensare a cosa dire al padre avviene proprio quando “ritornò in sé”. Strano vero?
    Come per il figlio maggiore non mi sta simpatico non certo per la sua presa di posizione nel sentire “canti e suoni”, ma perchè – sdegnato ed indignato – si è rifiutato di partecipare alla festa.
    Ambedue i figli non si comportano da figli, ma da schiavi … in loro non c’è nessuna logica dell’amore, del perdono, ma solo logica del “bisogno” e dell’utile per loro in quel momento.
    Anche questo credo debba essere preso in considerazione perchè il nostro pregare nel chiedere spesso è proprio questo, anzi parlo per me e dico che per me è proprio questo.
    La logica del padre buono è un’altra e per ambedue i figli (che compiono lo stesso errore anche se in modo diverso) è sempre lui che va a cercarli, è sempre sua l’iniziativa, è sempre sua questa tendenza a creare ponti e mettere tutto sotto l’AMARE.

    Un’altra cosa che mi ha impressionato è la facilità con cui il padre si è staccato dai propri averi e li ha dati al figlio “testa calda” e quando il figlio “testa calda” torna a casa, non fa nessuna parola sul “tesoro” dilapidato … come al figlio maggiore dice che ogni avere è anche suo proprio perchè è figlio.

    Qui ci possono essere 2 immagini.
    1) il vero tesoro sta nelle persone e non nel possedere
    2) ogni nostro “avere” (non monetario, ma nel senso di tesori e di doni magari dello Spirito Santo) deve essere donato anche se colui a cui viene donato “dilapida” questo tesoro.
    3) di nuovo operatore di pace questo “padre buono” anche sotto l’aspetto “degli averi” su cui avrebbe avuto tutto il diritto di istigare ad una lotta o la pretesa di un risarcimento del danno ricevuto.

    E’ incredibile questa pericope evangelica per quante e quali indicazioni di conversione dona ed è incredibile tanto quanto la pericope evangelica in rito ambrosiano del “cieco nato” in cui si ritrova la stessa struttura e la stessa logica (sia nostra che del Padre).

    P.S.: cavolicchio un fatto un commento del commento … forse dovrei essere più sobria nella parola …

  3. 15 marzo 2010 21:02

    La tua risposta mi ha fatto sorridere, perché vi ho visto un po’ il tuo sorriso, nell’analizzare il figlio minore (“non mi sta eccessivamente simpatico”) e il maggiore (“non mi sta simpatico”).

    Fai una bella analisi circa il loro comportamento, che è poi il nostro stesso modo di pensare quotidiano. E che è poi il motivo per cui Gesù inizia a raccontare la parabola: Gesù era attorniato da pubblicani e peccatori e gli scribi e i farisei mormoravano circa il suo comportamento di mangiare coi peccatori.

    In fondo nella tua analisi “critica” hai messo in mostra il nostro stesso difetto nel giudicare gli altri. È importante per noi sapere perché i due figli si sono comportati così? O non sono i due figli la stessa persona: noi?

    Come nel libro di Isaia 65,17-21, il Signore dice «Io creo nuovi cieli e nuove terre; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente….».

    Grazie,
    pace e bene

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