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Se io fossi Salomone

12 febbraio 2010

Se fossi re e se fossi Salomone, alla domanda del Signore: “che cosa vorresti io ti dessi ora che sei re?”, risponderei senza ombra di dubbio L’UMILTA’.

La saggezza è troppo fragile ed ha a che fare con la propria mente, il proprio pensiero. E’ un grande dono, tanto grande che al Signore è piaciuta la richiesta di Salomone, ma che ne è stato di questo dono alla fine della vita di Salomone? Che ne è stato quando – evidentemente – Salomone si è quasi convinto di essere autore/possessore/detentore di questo straordinario dono? Che ne è stato quando questo dono che ha reso Salomome famoso  uomo di successo?
Ne è stato che la coscienza si è affievolita, si è sentito troppo al sicuro e troppo sicuro del suo pensiero e giudizio ed ha sbagliato più di Davide.

I doni di Dio sono straordinari, ma senza l’umiltà, la conoscenza e la coscienza di essere sempre e comunque figli diventano armi e radici per fare del male e fare il male.

Persino la Fede, la Speranza e la Carità devono stare “sotto” l’ UMILTA’ altrimenti sentiremmo queste virtù come “nostre” e come tali giudicheremmo e – peggio ancora – ricercheremmo il nostro successo, la nostra ragione (costi quello che costi … anche le teste altrui).

  • Che me ne faccio di una Fede luminosa, se poi difendo me stessa e cerco il mio successo?
  • Che me ne faccio della Speranza se poi la nego agli altri relegandoli in quel brutto e buio “angolo” del “non capisci, non sai nulla, sei colpevole” rivolto al prossimo?
  • Che me ne faccio della Carità (quella solo di gesti ed azioni), se poi “uso” questa carità per portare la mia persona davanti a tutto, persino a Dio?
  • Che me ne faccio?
  • Che me ne faccio di una vita “infiammata” da Dio se poi la uso per “bruciare ed incenerire” il prossimo?
  • Che me ne faccio di tutto questo, se poi non riesco a perdonare?
  • Che me ne faccio di questi doni che “uso” per “impressionare” il prossimo, ma non impressiono me stessa?
  • Che me ne faccio di questi doni, se rendono cieca, per volontà, la mia coscienza al punto che non vedo più i miei errori?
  • Di chi sono “testimone” con questi doni? Di Dio o di me stessa?

L’UMILTA’ è il dono più grande, che non è quel brutto atteggiamento (perché è solo atteggiamento) di chi si mette all’”ultimo posto” per essere chiamato al “primo posto” davanti a tutti , ma è quella netta coscienza del “peccato che sta sempre davanti”, quella “vista” eccezionale che riesce  vedere gli angoli più nascosti del MIO essere dove si annida il male e la superbia di chi vuol sostituire Dio nel cuore del prossimo.
E’ un dono da invocare giorno e notte, un dono “per sempre” perché senza di questo:
“nulla è nell’uomo, nulla è senza colpa”
.

….. e con più il Signore ci ha riempito di doni particolari e speciali, con più dovremmo chiedere questo ulteriore dono;
“Perdonami Signore, ma se non mi infondi l’umiltà di cui non sono capace, non posso “trafficare” questi tuoi talenti perché potrei fare tanto e troppo male, non solo al prossimo, ma alla Chiesa e – quindi – a Te. Senza l’umiltà ho paura, anzi la paura è proprio il sintomo della mia non-umiltà”.

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One Comment leave one →
  1. Nicodemo (di notte) permalink*
    14 febbraio 2010 19:07

    Se io fossi Nicodemo, andrei da Gesù di notte per farmi insegnare ad essere umile COME è lui
    😉

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