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Ma Gesù disse loro

4 febbraio 2010

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

(Mc 6,4-6 – rito romano del 3/2/2010)

Gli apostoli si riunirono attorno al Signore Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.

(Mc 6,30-31 – rito ambrosiano del 3/2/2010)

Ma il guarire gli ammalati non è forse un prodigio? Perché il Vangelo in rito romano parla di “nessun prodigio”?

Quale è il prodigio che Gesù compiva – o meglio – trasmetteva dal Padre?

E poi …

Che strano!!! Gesù che si meraviglia “della loro incredulità” … Incredulità in che cosa? In Lui?

Penso che il prodigio sia il perdono del Padre per le colpe commesse, l’amore di Gesù che oltre a questo perdono, esagera e guarisce.

Un Gesù che trasuda amore, che entra nella sofferenza altrui, che si lascia coinvolgere.

Penso che l’incredulità sia dovuto a questa nostra “invidia” di non riuscire ad essere come Gesù, un’invidia che porta ad “non credere possibile” e relegare tutto nel campo della “spiritualità” – prima di tutto – e poi – molto comodamente – relegare tutto nella santità ALTRUI … di quelli che santi ci nascono.

E poi … quella nostra ribellione ad interessarci degli altri (ma sul serio come se fosse un nostro problema/difficoltà) che “accomodiamo” dentro ad un “non ho tempo” che ci porta a “non credere possibile” possiamo fare del bene esagerando e – di conseguenza – a guardare di “mal occhio” e diffidare di chi generosamente lo fa (quelli famosi che facendo 100 trovano il modo anche di fare 200).

Penso che la meraviglia di Gesù sia una delle cose più belle nel Vangelo che rivela quell’ambito intimo e personale (del tutto umano) di quest’uomo che, anziché tuonare e sdegnarsi – soffre, ma continua a fare cose pratiche, bene pratico e concreto … Le parole non servirebbero, non sarebbero capite. Meglio un santo che fa miracoli che un santo che dice delle verità sul nostro modo di vivere da uomini.

Che è la stessa meraviglia di quelli del “fanno già 100 e riescono a fare 200” che non capiscono perché sono diffidati, ma che non reagiscono male a tale diffidenza e continuano “benedicendo” sulla loro strada.

A tutto questo risponde il Vangelo in rito ambrosiano che parla di una delicatezza di Gesù – che è la stessa del Padre – che si preoccupa della fatica di chi sa che il tempo e la possibilità non è opera nostra… E fa riposare … di chi sa che la diffidenza per il bene fatto è davvero un mistero incomprensibile, di chi sente il male del rifiuto e delle ferite morali … E fa riposare.

Lui, Gesù, che non si è mai preoccupato di sé, che non ha mai rifiutato nessuno, che pregava di notte per non rubare tempo al bene (Nicodemo lo sa bene), si preoccupa dei suoi apostoli perché Lui – come uomo – ha sentito tutta la fatica umana, tutto lo sgomento di umano, tutta la stanchezza umana.

E Gesù fa riposare in modo diverso da come pensiamo noi, fa riposare VICINO A LUI, CON LUI, INSIEME A LUI.

Come possiamo ancora essere increduli? Sarebbe proprio bello se meravigliassimo in positivo il Signore …

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