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Non è costui il figlio di Giuseppe ?

31 gennaio 2010

“Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria»”
(Lc 4,22-24) [rito romano]

A parte il fatto che è una parola che ricorda molto un altro  momento di Gesù, un momento drammatico: il momento della Croce. La stessa sfida, la stessa provocazione e lo stesso non riconoscere … lo stesso “dare per scontato di conoscere tutto e tutti”, ma spesso mi sono chiesta perché mai un profeta non è bene accetto in patria. Ho fatto fatica a capirlo ed ho dovuto sbattere il classico naso.
Ho sempre immaginato di tutto a spiegazione di queste parole, tutto, tranne la più ovvia, la più frequente, la più normale.
“Il dare per scontato”
di conoscere una persona e non si accetta che questa persona esca da ciò che conosciamo di essa.
Non lo si accetta davvero. Da un buono mi aspetto solo il buono e da un cattivo mi aspetto solo cattiveria; da un cristiano mi  aspetto cristianità e da un ateo non mi aspetto nulla di buono.
Questo lo ammetto io di averlo fatto, ma possiamo ammetterlo tutti (con un po’ di vergogna) eppure … eppure dovevo saperlo che ogni Battezzato è profeta, prima o poi diventa profeta (che non vuol dire indovino) … prima o poi diventa Voce di Dio.
Ecco perché un profeta non è ben accetto in patria, perché sconvolge i nostri canoni e conoscenze.
E’ ancora la storia di non riuscire a “vedere oltre” che si aggrava con la non gratitudine per le tante persone che sono autentici doni.
Ecco, se prendiamo una spiegazione così, il fantastico “Inno alla carità” di San Paolo prende tutto un altro sapore.
Un sapore che ci porta a “sbattere – di nuovo – il naso” sulla domanda essenziale di: “ma cosa è la carità?”
Non sono denaro dato, aiuto prestato, tempo regalato … no, no, è qualcosa di molto più sconvolgente.

Ho imparato a mie spese che la Carità è la fiducia nell’altro, è accettarlo sempre, è ascoltarlo, è … non aspettarsi nulla o aspettarsi delle belle sorprese.
Certo, poi arrivano le “fregature”, ma dopo queste dovremmo riuscire ad “azzerare i contatori”, dovremmo riprovarci e dovremmo – quindi – “vedere oltre ed andare oltre”.
Se è vero, come è vero,  che la Carità è una Virtù teologale e – quindi – è una caratteristica di Dio … allora ci si rende conto che questo “vedere oltre” è proprio quello che Dio Padre ha fatto con ogni uomo e quindi la Carità (di Dio) è un dono ricevuto per donare.

E qui entra, come esempio di quanto sopra, il Vangelo di domani in rito ambrosiano (che pare non centri nulla con quello in rito romano):
“… un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse ….
… ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò…”

(Mt 2,19-22) [rito ambrosiano]

Anche Giuseppe pensava di “sapere tutto” di Maria, ma era un uomo che era capace di questa vista, così capace da avere il coraggio di credere ai sogni.
Ma non è tanto il sogno di Giuseppe, ma quanto il coraggio di “cambiare strada” e non percorrere quella che si da per scontata (che strana cosa! E’ la stessa situazione dei Magi) …. E difatti cambia strada …

Quindi:

  • Carità come accogliere l’altro come un dono
  • Carità come una parola che annulla ogni discordia e cerca sempre il punto d’incontro
  • Carità come pensare fortemente agli altri
  • Carità come capacità di uscire dai propri problemi (anche gravi) e correre verso quelli altrui (Dio Padre – parlando in modo umano – aveva un grosso problema in “Famiglia” con Gesù che stava per essere ucciso, eppure ha pensato agli altri “figli” …
  • Carità come gratitudine concreta
  • Carità come capacità (rara) di portare giustizia senza ferire o offendere
  • Carità come trasparenza della e nella propria vita
  • Carità come scoprire nuove strade per ri-incontrare, per evitare i blocchi tremendi del male, lo smantellamento radicale che il male compie convincendoci che “siamo pessimi”
  • Carità come (dolorosa) capacità di vedere perfettamente il “gioco” perverso del male che tenta sempre di dividere (magari pensando di “fare la Volontà di Dio”)
  • CARITA’ NELLA E DELLA PAROLA (quella che manca sempre) e che è l’opera più concreta che possiamo immaginare. Una parola non spesa per proprio interesse edulcorandola in pubblico, ma quella sussurata nel nascondimento che diventa ricostruzione degli animi, apertura al domani (mai provata l’effetto di una parola che pone fine ad una comunicazione, che toglie la possibilità del domani?)
  • Carità che rilancia sempre
  • Carità come scienza di Dio che rivela il cuore (intero, ovvero, tutto il bene e tutto il male che coesistono) umano
  • Carità (e questo è davvero un’impresa da Dio) non far caso al male ricevuto e – per istinto – continuare a rispondere con il bene

Solo con questo genere di Carità mi sono accorta che si apre la strada agli altri due doni di Dio: la Speranza e la Fede.
Capisco che è un po’ azzardato come percorso … ma è così.
D’altra parte, Gesù stupiva con quanto faceva e diceva ed i suoi concittadini non si capacitavano di questo, la stessa folla che ha “accettato” che Gesù venisse messo in croce non si capacitava che quest’uomo fosse il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio …
E’ la stessa colpa che abbiamo noi, ma in senso contrario: allora, Gesù, lo si vedeva TROPPO uomo per essere Dio; oggi lo vediamo TROPPO Dio per essere uomo come noi.
E questa colpa si ripercuote sul prossimo fermandoci alle apparenze.
Oggi dovrò prendere il coraggio a 4 mani (due di Dio e due mie) per rinnovare la fiducia

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