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Il seme, la tempesta, la paura e la memoria

28 gennaio 2010

Commenti alle letture di mercoledì 27 gennaio 2010 (riti romano e ambrosiano).

“Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto”
(Mc 4,7)

[…]
Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto.
(Mc 4,18-19)

Queste sono parte del Vangelo di oggi (rito romano).
Fino qui tutti abbiamo capito, fino qui ci sentiamo un po’ tutti interpellati … anche se spesso asseriamo “Ma no!!! Io non sono tra questi”.
Eppure … eppure … ci rendiamo conto che ci siamo dentro in pieno.
Quattro righe che fanno paura, quattro righe che si fanno sentire sballottati dal vento, dentro una tempesta che travolge e minaccia.

Non prendiamo la “ricchezza” alla Paperon de’ Paperoni, ma prendiamola come qualcosa che ci deve appartenere per garantirci un futuro economico, non prendiamo la bramosia come qualcosa che solo i “cattivi” hanno … ma no!!! Bramosia è anche una smania – magari – di aver ragione sull’altro, la propria difesa e le preoccupazioni – magari – sono proprio tutte e due queste cose che noi – ammettiamolo – consideriamo normali ed umane. Lo sono normali, lo sono davvero, ma non devono diventare padroni della nostra vita e non devono allontanare Dio.
Chi prova queste più che legittime preoccupazioni capisce bene che si trova nella tempesta più furibonda che fa temere non poco e che ci fa pregare con un “ma come? Non sei nostro Padre? Non ti preoccupi per noi?” … Il riassunto di queste 4 righe sta nella parola “paura”.
Ed ecco allora che la risposta arriva da Gesù stesso, ma in un altro Vangelo e sempre di oggi (che cosa straordinaria davvero) in rito ambrosiano:

“Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»”
(Mc 4,37-41)

Ma quello che mi ha sconcertato notevolmente è un’altra frase di Gesù nel Vangelo di oggi in rito romano … questa:

a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché:
guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano,
perché non si convertano e venga loro perdonato
»”
(Mc 4,11-12)

Che ha tutta l’aria di essere la risposta o la profezia di una delle 7 parole della croce.
Ed ecco che entra in gioco la memoria, il ricordo di tanto male visto.
Non aggiungo altro e lascio tutto aperto.
Ricordare ogni male può portare a rancore ed odio … ma  siamo chiamati a ricordare che proprio quel male è stato perdonato da chi l’ha subito.
Ricordiamoci questo, facciamo memoria di questo e con Fede sederemo ogni tempesta di disprezzo, di vendetta e non saremo noi a soffiare venti di guerra e di sofferenze.
I fatti quotidiani sono sempre delle miniature dei fatti mondiale ed i fatti mondiali sono una miniatura di fatti storici ed i fatti storici sono miniature della vita dell’umanità che è stata perdonata in anticipo.
Ma a noi il compito di portare la giustizia nella pace e se qualcuno contro la giustizia “muove guerra” … non ci stupiamo troppo perché ci è stato detto in anticipo che basta la Fede a placare i “venti di guerra”.

Credits:
immagini prese dal sito Art et bible (grazie !)


“Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto”

(Mc 4,7)

………..

Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto.

(Mc 4,18-19)

Queste sono parte del Vangelo di oggi (rito romano).

Fino qui tutti abbiamo capito, fino qui ci sentiamo un po’ tutti interpellati … anche se spesso asseriamo “Ma no!!! Io non sono tra questi”.

Eppure … eppure … ci rendiamo conto che ci siamo dentro in pieno.

Quattro righe che fanno paura, quattro righe che si fanno sentire sballottati dal vento, dentro una tempesta che travolge e minaccia.

Non prendiamo la “ricchezza” alla Paperon de’ Paperoni, ma prendiamola come qualcosa che ci deve appartenere per garantirci un futuro economico, non prendiamo la bramosia come qualcosa che solo i “cattivi” hanno … ma no!!! Bramosia è anche una smania – magari – di aver ragione sull’altro, la propria difesa e le preoccupazioni – magari – sono proprio tutte e due queste cose che noi – ammettiamolo – consideriamo normali ed umane. Lo sono normali, lo sono davvero, ma non devono diventare padroni della nostra vita e non devono allontanare Dio.

Chi prova queste più che legittime preoccupazioni capisce bene che si trova nella tempesta più furibonda che fa temere non poco e che ci fa pregare con un “ma come? Non sei nostro Padre? Non ti preoccupi per noi?” … Il riassunto di queste 4 righe sta nella parola “paura”.

Ed ecco allora che la risposta arriva da Gesù stesso, ma in un altro Vangelo e sempre di oggi (che cosa straordinaria davvero) in rito ambrosiano:

“Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»”

(Mc 4,37-41)

Ma quello che mi ha sconcertato notevolmente è un’altra frase di Gesù nel Vangelo di oggi in rito romano … questa:

a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché:
guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano,
perché non si convertano e venga loro perdonato
»”

(Mc 4,11-12)

Che ha tutta l’aria di essere la risposta o la profezia di una delle 7 parole della croce.

Ed ecco che entra in gioco la memoria, il ricordo di tanto male visto …

Non aggiungo altro e lascio tutto aperto.

Ricordare ogni male può portare a rancore ed odio … ma  siamo chiamati a ricordare che proprio quel male è stato perdonato da chi l’ha subito.

Ricordiamoci questo, facciamo memoria di questo e con Fede sederemo ogni tempesta di disprezzo, di vendetta e non saremo noi a soffiare venti di guerra e di sofferenze.

I fatti quotidiani sono sempre delle miniature dei fatti mondiale ed i fatti mondiali sono una miniatura di fatti storici ed i fatti storici sono miniature della vita dell’umanità che è stata perdonata in anticipo.

Ma a noi il compito di portare la giustizia nella pace e se qualcuno contro la giustizia “muove guerra” … non ci stupiamo troppo perché ci è stato detto in anticipo che basta la Fede a placare i “venti di guerra”.

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