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Nozze di Cana: il segno di una nuova alleanza

16 gennaio 2010

Commento al Vangelo del 17 gennaio 2010, IIa domenica del tempo ordinario (Anno C)

Premessa :
La traduzione che si trova di seguito è stata presa dalla registrazione delle letture e dei commenti al Vangelo fatte a Villapizzone (Milano) dai padri gesuiti Filippo Clerici e Silvano Fausti (qui la pagina dalla quale scaricare le registrazioni).
Il testo differisce da quello del lezionario, che comunque si può trovare qui oppure nella Bibbia.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2, 1-12)

E il terzo giorno ci fu uno sposalizio in Cana di Galilea, ed era lì la madre di Gesù.
Fu chiamato anche Gesù e i suoi discepoli allo sposalizio,
ed essendo venuto a mancare il vino
dice la madre di Gesù a lui
– non hanno vino !
e le dice Gesù
– che a me e a te donna, non è forse ancora giunta la mia ora ?
e sua madre dice ai servi:
– ciò che vi dirà, fatelo.
Erano lì sei idrie di pietra poste per la purificazione dei giudei, della capacità di circa due o tre misure; dice loro Gesù:
– riempite le idrie d’acqua;
e le riempirono fino al colmo; e dice loro:
– attingete adesso, e portate al maestro di tavola;
e quelli portarono.
Quando il maestro di tavola (architriclino) gustò l’acqua diventata vino, e non sapeva da dove fosse, ma i servi lo sapevano, quelli che avevano attinto l’acqua.
Il maestro di tavola chiama lo sposo e gli dice:
– ogni uomo prima serve il vino bello, e quando sono bevuti il più scadente, tu invece hai custodito il vino bello fino a questo momento.
Questo principio dei segni fece Gesù in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e credettero in lui i suoi discepoli.
Dopo questo discese a Cafarnao lui, e sua madre e i fratelli, e i suoi discepoli, e lì dimorò non molti giorni.

Il Vangelo di Giovanni non racconta nulla dell’infanzia di Gesù ma, dopo il prologo, al capitolo 1 Giovanni il Battista rende testimonianza a Gesù, che quindi inizia la sua missione chiamando ad uno ad uno i discepoli; si direbbe, con un linguaggio colorito di oggi, che si tratta di una “partenza a razzo”.

Il sesto giorno

Leggendo i passi precedenti, alla fine del capitolo 1, i fatti descritti si svolgono in tre giorni; se a questi aggiungiamo i tre giorni dopo i quali si svolgono le nozze, ecco che arriviamo al sesto giorno. Questo rimanda al sesto giorno della creazione del mondo, quando l’uomo viene plasmato e prende vita, ed è il preludio al settimo, il giorno consacrato al Signore.

Ecco cosa ci vuol dire l’evangelista: bada bene, siamo nel giorno di una nuova creazione, di una nuova alleanza !

Lo sposalizio

Questo è il termine di paragone, più vicino alla nostra esperienza umana, di come è in realtà il rapporto di Dio con l’uomo: quello di un matrimonio, nel quale due persone distinte si uniscono per formare una cosa sola.
Gesù quindi rappresenta lo sposo-Dio che vuole stabilire una nuova unione, una nuova alleanza con l’uomo; ed ora vediamo come.

Il vino e Maria-donna

Il vino è quell’elemento in più che è alla base dello stare insieme: la gioia, l’amore. E’ un “di più” che rallegra e dona senso a tutta la festa, senza di esso viene a mancare il bello dello stare insieme.

Ed ecco che succede un fatto molto grave: il vino-amore non c’è, addirittura sembra che non sia mai stato presente (“non hanno vino”).
Maria si accorge per prima di questa mancanza e, sollecita, la fa presente Gesù; è da notare come, nel Vangelo di Giovanni, Maria compare qui, ovvero all’inizio, e poi solo alla fine, ai piedi della croce sulla quale è crocifisso Gesù.

L’appellativo “donna” con cui Gesù risponde può sembrare una scortesia o una durezza non facilmente comprensibile; però qui il termine “donna” sta ad indicare la sposa (la nuova Eva), colei che ha aderito pienamente alla volontà di Dio accettando di essere madre di suo figlio.

Ho sempre interpretato questi versetti come una forzatura che Maria fa nei confronti di suo figlio, quasi obbligandolo a fare qualcosa per risolvere una situazione scomoda; ascoltando la traduzione ed il commento che fa Silvano Fausti mi sembra di poter vedere questo brano sotto una diversa angolazione.

“Che a me e a te”

Questa è una frase, un modo di dire nel linguaggio semitico, che due alleati si rivolgevano quando erano di fronte ad una questione importante e vitale per la loro alleanza; è come dire “ricordiamoci che siamo alleati, ricordiamoci delle cose che sono in comune tra noi” (ritorna ancora in gioco l’alleanza). Il punto di domanda finale (nella scrittura di allora non esistevano i segni di interpunzione) fa “girare” la frase in senso positivo: “è giunta la mia ora !”.

Si tratta certamente di una lettura quantomeno singolare di questo brano, ma … a me piace, e la faccio mia. Quindi si può pensare che Gesù dice a sua madre, riconoscendola come la donna-sposa che ha aderito alla volontà di Dio: “guarda che l’alleanza  tra di noi è fondata su basi forti, e questo è il momento per manifestarla” (è beninteso una mia interpretazione, non la si trova da nessuna parte …).

I servitori sono coloro che fanno la volontà di Dio, e Maria indica chiaramente questo atteggiamento, che lei conosce bene per averlo sperimentato molto tempo prima.

Acqua e pietra

L’acqua rappresenta la fonte primaria della vita, ed al tempo di Gesù era certamente un elemento importante; la pietra di cui sono fatte le giare (strano vero, delle giare in pietra ?) riportano alle tavole di pietra, date da Dio a Mosè, sulle quali sono scolpite le 10 parole dell’alleanza.

Il fatto che le sei idrie siano vuote può essere letto come una sorta di incauto atteggiamento, oppure come sia facile non curarsi di una cosa essenziale; il numero sei richiama ancora il sesto giorno della creazione, il giorno non ancora perfetto, che sarà il settimo.

L’acqua versata nelle giare simboleggia la grazia di Dio che viene riversata nel cuore dell’uomo, fino a riempirlo completamente.

Ma questa azione ha bisogno dell’assenso dell’uomo, è necessario il suo “sì”. Ecco allora che i servitori si fidano (hanno fede)  di Gesù e fanno quello che lui dice, versando acqua che poi diventa prodigiosamente vino quando viene attinta.

La volontà di Dio, unita al “sì” detto dall’uomo, fa diventare simbolo di amore quello che era acqua; per fare ciò è necessario che si verifichino entrambe le condizioni.

Riempire ed attingere

Le giare vuote sono le cose prive di senso che riempiono il tempo della mia vita, mentre l’acqua è il desiderio profondo di vita che è nel profondo del cuore di ogni uomo.

Versare questa acqua fresca nelle giare è riempire di significato una esistenza vuota, per attingerne poi la sostanza del mio essere.

Architriclino

Non avevo mai sentito questa parola prima di avventurarmi alla ricerca di ispirazioni per commentare questo brano; dal portale della diocesi di Milano ho scaricato il commento che fa ogni settimana mons. Gianantonio Borgonovo (vedi qui) ed ho trovato che il personaggio del capo-banchetto, in greco è chiamato “architriclino”; l’inizio di questa parola è il medesimo con il quale inizia “sommo sacerdote”, ossia uno dei capi del popolo.
Mi pare che questo personaggio, come minimo, non sa fare bene il suo lavoro, poiché né si rende conto che non c’è vino, e nemmeno si accorge di quanto è avvenuto con il vino nuovo, e da dove questo viene.

Rappresenta i capi del popolo che non riconoscono la venuta di Gesù Salvatore (“venne tra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto”).

NOTA: Se siamo anche noi “archi-qualche-cosa” stiamo bene attenti a quello che succede, per saper riconoscere Gesù quando passa.

Segni dell’Amore di Dio

L’evangelista Giovanni non parla di miracoli compiuti da Gesù, bensì di segni.

Il miracolo è qualche cosa di eclatante, di ben evidente, mentre il segno è un intervento di Dio nella profondità del mio cuore, che non necessariamente è subito manifesto.

Se ripenso al segno operato a Cana, vedo che in realtà questo non è stato notato da molti, se non dai discepoli e dai servi. Tutti gli altri, dall’architriclino, agli invitati, allo sposo, non si sono accorti di nulla, né della mancanza del vino né del nuovo ed ottimo vino.

Si dice che una cosa “lascia un segno” non solo perché è visibile, ma soprattutto perché è entrata in profondità.

Ecco il senso di quello che mi dice oggi il Vangelo: impara a leggere i segni del passaggio di Gesù nella tua vita, nella profondità del tuo cuore, riconoscili, fai un elenco e loda il Signore per questo.

… sto preparando l’elenco, e tu che aspetti ? …

Mi baci con i baci della sua bocca !
Sì, migliore del vino è il tuo amore
(Ct 1,2)

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