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Istruzioni per l’uso (manuale d’amore)

14 dicembre 2009

Commento al Vangelo del 13 dicembre 2009, III domenica di Avvento (anno C)

E noi che cosa dobbiamo fare?

+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3,10-18)
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
Parola del Signore


Alle persone che chiedono che cosa possono fare, Giovanni risponde apparentemente in un modo molto semplice, accessibile a tutti, fattibile.
Per chi è ricco dice di fare a metà delle proprie ricchezze, condividendole con chi non ha nulla; sembra facile, e se tutti fossero capaci di simili azioni certamente la povertà non esisterebbe più.
Per un pubblicano il fatto di chiedere le tasse giuste (senza fare la cresta) forse non era un comportamento usuale, ma sicuramente fattibile.
Per un soldato, che aveva dalla sua parte un potere non indifferente verso le persone comuni, il fatto di rispettare tutti e di accontentarsi della propria paga significava rinunciare a guadagni o favori certi, ma era di fatto alla sua portata.

E’ una decisa conversione della propria vita, non una fuga verso progetti lontani, che Giovanni propone, a partire dai comportamenti quotidiani. Fattibile per tutti, a patto di fare tanti piccoli passi di conversione. Non sono proposte al di fuori delle proprie possibilità, bensì alla portata di ognuno, però con una radicalità che non ammette compromessi.

Giovanni continua a fare il suo compito di annunciatore, di “voce”, preparando la strada a Gesù salvatore, che verrà e manifesterà pienamente la Gloria di Dio.
Giovanni è l’ultimo di un lunghissimo elenco di profeti dell’Antico Testamento, il cui compito era stato quello  di tener viva l’attesa per il Messia che sarebbe venuto a salvare il popolo ebreo.
C’era una grande attesa di questo evento, letto dal punto di vista politico come una liberazione dalla schiavitù imposta dall’impero romano. Invece Gesù, il Messia, viene a liberare tutta l’umanità da una schiavitù ancora più grande: quella del peccato.

C’è un’altra nota da sottolineare, che è presente nelle letture: la gioia  e l’essere sempre lieti. Nella prima lettura, tratta dal profeta Sofonìa, la parola gioia ricorre per tre volte e l’esortazione è quella di rallegrarsi e di esultare. Nella seconda lettura l’apostolo Paolo invita ad essere sempre lieti nel Sgnore, a non angustiarsi per le piccole (o grandi) tribolazioni della propria vita, a ringraziare Dio.

Il fiume fa dei meandri perchè nessuno gli mostra la strada
(proverbio mitsogo, Gabon)

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