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Ricominciamento

14 ottobre 2009

Faccio alcune considerazioni sui primi due capitoli del libro del profeta Osea; sono il riassunto delle prime due lezioni della Scuola Biblica alla quale sto partecipando.

startDio parla al profeta Osea (seconda metà dell’VIII sec. a.C) ordinandogli di prendere in moglie una prostituta; con lei genererà tre figli di prostituzione : Izreèl, Non-amata, Non-popolo-mio.

L’esperienza di fallimento del rapporto di marito fa capire a Osea come anche l’unione tra Dio (lo sposo) ed il popolo di Israele (la sposa) stia attraversando un periodo buio a causa della prostituzione del popolo di Israele a idoli, che non fanno altro che allontanarlo dal Signore (OS 1, 1-8).

Nel primo capitolo è descritta la vocazione di Osea, una chiamata che inizialmente sembra portare ad un fallimento, con un annullamento crescente e progressivo.

Dal punto più basso in cui è arrivato Osea, che vive nella sua carne il tradimento del popolo di Israele, Dio interviene per risollevarlo, dicendogli : ricominciamo da capo.

Quanti amori sono così, sembrano finiti per poi ricominciare con un ardore rinnovato.

E l’amore di Dio per il suo popolo è così come l’amore del marito per sua moglie: riprende vigore con una nuova seduzione, un nuovo nome, un nuovo patto, una nuova scrittura matrimoniale, una nuova fecondità.

Ma vediamo i passaggi che Dio fa nel ricominciare il suo rapporto con il suo amato popolo di Israele.
<Leggi il resto>

Ricominciamento (2, 16 ss)

Perciò … ecco, io stesso la sedurrò,
la ricondurrò nel deserto,
e parlerò al suo cuore.
Le restituirò le sue vigne al loro posto
e trasformerò la valle di Acor in porta di speranza.
Lì mi risponderà come al tempo della sua giovinezza,
come quando era salita dal paese d’Egitto.

Bellissima immagine quella di un Dio che vuole sedurre di nuovo la sua amata. Sì, l’amore che Dio ha per l’uomo è simile all’amore di un uomo per la sua donna.

Un nuovo nome (2, 18 ss)

E così, in quel giorno – oracolo di Adonài -,
mi chiamerai «marito mio»,
e non mi chiamerai più «Ba’ali, padrone mio».
Le toglierò dalla bocca i nomi dei Ba’al
e non ne ricorderanno più nemmeno il nome.

Un nuovo nome vuole dire un cambiamento radicale della propria vita.

Nuovo patto, nuova scrittura matrimoniale (2, 20 ss)

Farò per loro un’alleanza in quel giorno
con gli animali della campagna, con gli uccelli del cielo
e con i rettili del suolo;
arco, spada e guerra eliminerò dal paese,
e li farò stare tranquilli.

Ti sposerò per sempre,
ti sposerò a prezzo di giustizia e diritto,
a prezzo di amore e tenerezza,
ti sposerò a prezzo di fedeltà
e tu conoscerai Adonài.

Quale donna innamorata vorrebbe sentirsi dire queste parole dal suo amato, e Dio le sta dicendo a tutti noi, suo popolo.

Nuova fecondità (2, 23 ss)

E così, in quel giorno,
risponderò – oracolo di Adonài -,
risponderò al cielo e questi riponderà alla terra;
la terra risponderà al grano, al vino e all’olio
e questi riponderanno a Izre’el:
la seminerò per me nella ‘èrets.
Avrò compassione di Lo-Rukhàma (Non-amata)
io dirò a Lo-‘ammì (Non-popolo-mio): “Tu sei il mio popolo”
ed egli mi dirà: “Mio Dio”

I terreni daranno frutti abbondanti ed i figli saranno chiamati con un nuovo nome.

Questa è la conseguenza dell’amore di Dio: un rinnovamento completo e radicale.

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