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In incognito, per ultimo, come un bambino

17 settembre 2009

Commento al Vangelo del 20 settembre 2009, XXV domenica del tempo ordinario (anno B).

Dal Vangelo secondo Marco (9, 30-37)
In quel tempo, Gesù e i discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse.
Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà”.
Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni.
Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?”.
Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.
Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”.
E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato” .

Bambini a scuolaAlla scuola di Gesù
Visto che l’anno scolastico è appena iniziato, e tanto per rimanere in tema, mi/vi faccio due domande:

  1. che cosa hanno imparato i discepoli, fino ad ora, alla scuola di Gesù ?
  2. che voto o giudizio vogliamo dare loro ?

Dall’alto della mia sapienza umana io darei questa sentenza:

  1. hanno capito che, seguendo Gesù, potranno fare dei miracoli, diventare importanti, essere seguiti da tante persone; è quindi fondamentale stabilire delle gerarchie, organizzare, decidere chi-fa-che-cosa, definire chi è il più grande.
  2. hanno studiato poco, si sono applicati ancor meno, non hanno capito quasi nulla;  voto 4, rimandati a settembre (lezioni private da Caifa, magari).

Insomma, se dipendesse da  me questi poveri seguaci di Gesù non avrebbero scampo!
E invece … invece dipende da Gesù: per prima cosa egli si siede, chiama intorno a sé i suoi studenti e, pazientemente, per l’ennesima volta (e non sarà nemmeno l’ultima), come un maestro sapiente, cerca di spiegare le “tabelline del Regno” usando come esempio un “elemento” comune della vita di quel tempo.

Un bambino al centro ?
All’inizio io non capivo come mai, per far comprendere ai suoi zucconi di discepoli COME fare ad essere ultimi, Gesù prenda l’esempio di un bambino; allora ho chiesto chiarimenti alla moglie, che ha studiato queste cose e ne sa più di me (è la mia biblista preferita 😉  ).
I bambini di oggi, figli della nostra cultura moderna e consumistica, sono coccolati e vezzeggiati, messi quasi su un piedistallo; si fanno i salti mortali per iscriverli ai corsi di nuoto-tennis-karatè-calcio-edaltroancora; si è pronti ad esaudire ogni loro desiderio (no, non dimentico che ci sono anche situazioni in cui i bambini soffrono terribilmente, ne parlo più avanti);
Però al tempo in cui è vissuto Gesù, in quei luoghi della Giudea, i bambini erano considerati quasi meno di niente, non avevano “voce in capitolo” nelle decisioni della famiglia, come invece succede ai nostri giorni.
Ecco dunque l’esempio perfetto di “ultimo”da mettere al centro di tutti, nel posto più importante, da abbracciare, da accogliere come qualcuno che ti permette, attraverso Gesù, di accedere direttamente a Dio Padre.

E’ facile !
Osservo un poco i miei due figli per imparare da loro qualche trucco, e mi domando in che cosa loro siano veramente più bravi di me.
Uno dei loro giochi preferiti è quello di calarsi nei panni di qualche personaggio dei cartoni o dei Lego, o di qualche supereroe, inventandosi storie bellissime in cui, alla fine, vincono sempre loro!
Ecco sono bravi a “essere come …”
Mentre li sto osservando il più piccolo mi dice:
papà, mamma, giocate anche voi a Isola_Lego_due ? io faccio mister DJ, mio fratello è Pepe, voi cosa scegliete di fare ?
Io balbetto timidamente che no so, non conosco i personaggi, qualche scusa per sganciarmi; ma lui imperterrito mi dice:
va bene, tu fai papà Mattoncelli, quello che fa le pizze; daaaai, è faaacile!”

Come un bambino, ad occhi chiusi
Dunque provo anche io a “far finta di essere …”, immagino di calarmi nei panni di quel bambino che ora è al centro dell’attenzione di tutti; sento su di me gli sguardi di questi uomini che non conosco, persone che devono aver fatto dei lavori duri e faticosi durante la loro vita; percepisco il loro stupore, forse anche il loro rancore, nel vedersi scavalcati da un bambino.
Ma tutto questo non mi interessa, mi tuffo tra le braccia di Gesù e mi sento protetto ed al sicuro;
Allora chiudo gli occhi e mi abbandono anche io come si abbandona un figlio nelle braccia della propria madre.
Ed ora comprendo chiaramente che l’amore che ha Dio per i propri figli è come l’amore di un padre e di una madre insieme (come disse una volta papa Luciani, Giovanni Paolo I).
Adesso capisco anche meglio come possa essere l’amore che i mie figli hanno per me, loro padre, quando si abbandonano ad occhi chiusi  tra le mie braccia.

Accogliere gli ultimi
“Ehi, sveglia, che fai ? dormi ad occhi aperti ?”
E’ la voce della moglie che mi vede imbambolato davanti al computer, quasi abbracciato allo schermo, e pensa che mi sia addormentato …Apro gli occhi e ritorno alla realtà di sempre, fatta di gioie e preoccupazioni, impegni, cose da fare, ecc. ecc.
Mi chiedo chi siano per me, oggi, gli ultimi da abbracciare, da mettere al centro, da accogliere; l’elenco è lungo, parte dalle persone che sono a me più prossime e va molto lontano.
Guarda, lascio un po’ di spazio per me e per te che leggi, in modo da poterne aggiungere altre ancora.


In incognito
Mi vengono in mente quelle famiglie che hanno scelto davvero gli “ultimi bambini”, aprendo la propria casa all’accoglienza,  tramite l’adozione o l’affido di bambini che sono in situazioni difficili. Oppure famiglie che vivono la fatica di un figlio diversamente abile, un figlio problematico, ecc.
Se accogliere uno di questi “ultimi bambini” è accogliere Dio attraverso Gesù, allora queste famiglie contribuiscono alla costruzione del Regno di Dio gia qui in questo mondo, oltre ad avere un contatto diretto con Dio.
Voglio dire che sono famiglie “in incognito” perché di loro non si trova notizia sulle prime pagine dei giornali o nei talk-show della prima serata televisiva; ma sono segni di speranza presenti e ben visibili per chi sa guardare alle piccole-grandi cose.

Compito
Quando la sera, prima di andare a dormire, abbracceremo i nostri figli, immaginiamo che in questo modo stiamo abbracciando Dio attraverso Gesù.
Ma … mi raccomando … ad occhi chiusi.

Il cuore conserva ciò che l’orecchio ha inteso
(proverbio bayombe, Rep. Dem. Congo)

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3 commenti leave one →
  1. german permalink
    17 dicembre 2009 18:44

    Caro, in realtà ti felicito, anche io voglio essere come un bambino, sono un frate francescano, perche credo che si posso diventare piccolo, umile, potre mostrare migliore il mesaggio e anche credo che si voglio essere molto importante arrobino la vera grandezza di Gesù Cristo.

    Con tutto il migliore esempio, il modello di bambino perfetto, sai quale è?

    Il bambino Gesù, si noi no diventiamo come il Bambino Gesù, non potremo entrare nel Regno dei Cieli.

    Sai que tutto lo di questa terra finisce, sono in realta giocatoli, per questo alcuan volta noi anche piangemo molto por molti cose che alla fine non hanno il vero valore, credo che lo migliore è imparare a ridere.

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